Definizione e diffusione del suicidio

Il suicidio è un comportamento tipicamente umano che consiste in una intenzionale messa in atto di azioni auto lesive al fine di provocare la propria morte.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene, in base alle sue stime, che nell’ultimo decennio si siano data la morte una media di circa novecentomila persone all’anno. Ogni anno, muoiono, dunque, più persone a causa del suicidio che per guerre e per incidenti automobilistici.
In tutte le nazioni, il suicidio è attualmente tra le prime tre cause di morte nella fascia tra i 15 e 34 anni; esso, dunque, pur riguardando tutte le età, è un fenomeno che interessa in maggior misura i giovani.

Cause del suicidio

Come tutti gli eventi che riguardano il genere umano, il suicidio è un fenomeno complesso, multiforme e multifattoriale.
Le motivazioni e le concause che portano alla soppressione della propria vita si trovano all’interno di un’inseparabile amalgama PsicoBioSociale; esse sono le più disparate: stati patologici psichiatrici, tracolli economici, delusioni amorose, traumi, vessazioni come il bullismo etc.

Il dolore esistenziale fattore comune del suicidio

Le concause che portano al suicidio generano tutte un dolore esistenziale talmente intenso che induce a vedere la morte come una possibile soluzione per ottenere un sollievo definitivo: un dolore “mentale” e a volte “fisico” vissuto come insopportabile e irrisolvibile; un dolore che assume le tonalità buie di una sensazione cupa di impotenza, di colpa, di opprimente intrappolamento, di angosciosa perdita di punti di riferimento.
La persona che si suicida, dunque, non vorrebbe smettere vivere ma ritiene e sente la morte come uno scioglimento definitivo del suo terribile stato psicologico.
Il suicidio di una persona è, inoltre, una tragedia per il suo contorno familiare e sociale. Il dolore si diffonde a macchia d’olio tra parenti, amici e colleghi; c’è certamente il dolore e il lutto tipico per ogni morte; ma nel caso del suicidio si può aggiungere l’orrore per un gesto cosi apparentemente insensato, il rammarico per non aver compreso, il senso di colpa per aver fatto qualcosa che può aver ferito la persona, la tentazione di imitare “l’insano gesto” etc.

Prevenzione e salutogenesi sociale del suicidio

La prevenzione del suicidio e la salutogenesi che la determina non differisce particolarmente da quella che riguarda l’esistere e il soffrire in generale dell’intera umanità.
Occorre che la “produzione sociale di salute e di ben essere” sia frutto di un concreto, serio e sapiente impegno di tutte le “cellule”, i “tessuti” e gli “organi” costituti dal consorzio umano: nessuno si senta esentato in tal senso. Nella famiglia, nella scuola, nei luoghi di lavoro, nelle comunità associative, nei gruppi amicali ognuno si deve impegnare a promuovere la solidarietà, l’ascolto attivo, la partecipazione, l’empatia, il senso dell’onore e del rispetto.
Chi governa la Nazione e gli Enti Locali deve mettere in atto condizioni per cui la sicurezza sociale intesa in tutte le sue sfaccettature ma soprattutto quella economica, quella sanitaria, quella relativa alla criminalità sia una realtà sempre concreta e operante che produca un salutare senso di appartenenza.
Tutti gli operatori della salute e della sanità: medici specialisti, medici di base, farmacisti, ricercatori, amministratori e dirigenti dei servizi sanitari etc si devono sentire impegnati affinché la prevenzione e la cura siano il più possibile globali ed efficaci.

Prevenzione e cura individuale

Come già detto, le persone con rischio di suicidio (tranne che in rari casi) vogliono assolutamente vivere. Si trovano, però, in uno stato mentale ed emotivo talmente doloroso e caotico per cui a loro sembra impossibile riuscire a trovare strade e soluzioni che leniscano e interrompano la loro immane sofferenza. Il suicidio pertanto si può prevenire seguendo con attenzione e sensibilità alcune indicazioni basilari.

COGLIERE I SEGNALI D’ALLARME
Ognuno dovrebbe saper riconoscere i segnali d’allarme che avvertono di un rischio suicidiario. Il rischio è spesso associato al consumo di alcol e droga; all’allontanamento dalle amicizie, dalla famiglia e dai contatti sociali. Quando una persona, apparentemente all’improvviso, manifesta umore triste, ansia, agitazione e disturbi del sonno non si sottovaluti il rischio di suicidio.
In molti casi la persona a rischio di suicidio pronuncia varie volte frasi del tipo: “Mi sento vuoto”, “Non ho voglia di fare nulla”, “Vorrei non esistere più”, “Sono solo un peso per la mia famiglia”, “Non ce la faccio più ad andare avanti” etc.

PARLARE DEL SUICIDIO NON E’ UN TABU’
La persona che attraversa un periodo così difficile da pensare al suicidio deve tener ben presente che parlarne con gli altri è un toccasana. Non c’è nulla di cui vergognarsi ma tutto da condividere con persone fidate e/o con professionisti.
D’altra parte, chi ascolta occorre che tenga ben presente un concetto: parlare del suicidio non induce nell’altro un proposito suicidario; al contrario, la persona, che vive una tale crisi da pensare seriamente a un gesto auto lesivo, si sente sollevato dal poterne parlare liberamente con interlocutori che gli offrono la possibilità di un contatto caloroso ed empatico. Alle famiglie, agli insegnanti, agli amici il compito di non sottovalutare di ascoltare, di cambiare modalità disfunzionali di relazione e di non rimandare l’intervento di operatori sanitari qualora se ne ravvedesse la necessità

LA FUNZIONE DEGLI OPERATORI DELLA SALUTE
Agli operatori della salute spetta il dovere (nobile, difficile ma possibile) di cimentarsi con l’immenso dolore degli individui a rischio suicidario; occorre ricercare insieme al paziente attraverso il Counseling e/o la psicoterapia quel ponte e quella strada; che possano condurre alla vera comprensione del loro dramma interiore e alla ricostruzione di una qualità della vita sufficientemente buona.

LA MEDICINA OLISTICA NEL RISCHIO SUICIDARIO
Il Counseling e/o la Psicoterapia possono avvalersi degli ottimi ausili terapeutici nell’intervento sul rischio suicidario ai fini di un intervento globale. Si segnalano, a questo fine, gli ottimi nutraceutici derivanti dalla straordinaria Alga Klamat e alcuni floriterapici: Sweet Chestnut, Mustard, Gorse, Rescue Remedy.

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

SUICIDIO: PREVENZIONE E SALUTOGENESI ultima modifica: 2019-12-10T18:04:17+01:00 da Dott Michele Iannelli
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