Definizione e inquadramento delI’infiammazione acuta

La prima ed essenziale asserzione da delucidare ed evidenziare a caratteri d’oro e cubitali è che l’infiammazione acuta è una risposta naturale e benefica; essa è, infatti, l’indispensabile e meravigliosa possibilità del nostro organismo di difendersi da attacchi interni ed esterni che possono ledere l’integrità e la funzionalità PsicoBioStrutturale del nostro essere nel mondo.
Questa prima affermazione assume ancor più significato e importanza se se ne colgono le implicazioni che ne derivano dal punto di vista terapeutico: la Medicina del buon senso si impegna a favorire e a modulare il processo naturale che porta alla neutralizzazione di ciò che è nocivo con la conseguente risoluzione dell’infiammazione acuta stessa; invece la Medicina drogata e corrotta da Big Pharma si precipita a sopprimere il processo infiammatorio contribuendo in modo rilevante alla creazione dei presupposti e del mantenimento della pericolosissima e silente infiammazione cronica sistemica.
La reazione infiammatoria (detta anche flogosi) nella sua forma acuta consiste in un meccanismo che, pur avendo una logica semplice e lineare, è notevolmente complessa e dinamica; è regolata, infatti, da numerose molecole biologiche appartenenti a gruppi denominati neuropeptidi, ormoni, citochine e fattori di crescita; impegna tutto l’organismo (ciò che il fondatore della Omeopatia Omotossicologica, il grande medico tedesco Hans Heinrich Recheweg definiva Sistema della Grande Difesa). Oggi, ancora più propriamente e olisticamente, diciamo che l’infiammazione riguarda e impegna in contemporanea e in coordinamento la Psiche, l’apparato Neurologico, quello Endocrino, quello Immunitario e il Soma (PNEIS).
I sottosistemi che più di altri appaiono protagonisti a livello locale sono l’apparato circolatorio linfatico e sanguineo, quello immunitario e la matrice extra cellulare.
L’infiammazione acuta presenta caratteristiche sostanzialmente costanti nonostante l’enorme varietà degli agenti lesivi da cui è provocata; i suoi elementi distintivi, infatti, sono solo in minima parte derivanti dalla specificità dall’agente lesivo, mentre sono in massima parte dovuti ai mediatori biochimici dell’organismo sotto attacco.

Da cosa ci difende l’infiammazione acuta

Gli elementi che possono generare una risposta infiammatoria acuta, come già detto, sono svariati: virus, batteri, funghi, traumi, ferite, penetrazioni di corpi estranei (per esempio, schegge e spine), agenti chimici e fisici, punture di insetti, ustioni, necrosi tessutali etc.
Tutti i fattori citati sono definibili, sulla base della teoria dello stress, dei veri e propri agenti stressanti esterni materiali. Alla luce della teoria omotossicologica, li possiamo qualificare anche come tossine. In entrambi i casi, diciamo che sono apportatori di disregolazione e disordine nel sistema in quanto interferiscono (agendo da ostacolo, blocco e destrutturazione) con la sua fisiologica funzionalità ed evoluzione; la reazione infiammatoria acuta, dunque, ha il provvidenziale compito di neutralizzare ed espellere le nocività nonché di riparare ciò che è stato danneggiato al fine del ripristino dello stato di benessere e delle possibilità evolutive.

Manifestazioni dell’infiammazione acuta

L’infiammazione acuta è, così, l’espressione dell’attività del nostro mirabile sistema difensivo costituito, metaforicamente, da forze armate con diverse specializzazioni, da architetture militari e da un efficiente sistema di logistica, comunicazione, trasporto e ricostruzione.
La battaglia tra ciò che invade o insidia dall’interno il sistema e le sue difese avviene in tempi relativamente brevi ed è particolarmente cruenta; per essere vinta ha bisogno di protagonisti numerosi, veloci e spietati, di condizioni e di strumenti peculiari; quindi, come tutte le battaglie, dà, più o meno, evidenti segni di sé; questo la differenzia nettamente dalla infiammazione cronica sistemica che è pericolosissima, anche e soprattutto, in quanto, non dando segni di sé, fa notevoli danni senza essere percepita.
I segni della battaglia in atto, spesso locali, sono sostanzialmente quattro: il calore, l’arrossamento, il rigonfiamento e la compromissione funzionale.
Il CALORE è dovuto alla crescita della temperatura causata dall’incremento del metabolismo cellulare e dall’aumentata vascolarizzazione ed è percepito generalmente sulla pelle. Quando l’infiammazione acuta è particolarmente impegnativa per intensità e/o perchè interessa un’area molto estesa, ci può essere la necessità della febbre, cioè di una temperatura che superi i 37 gradi. La febbre è originata dai mediatori biochimici che entrano in gioco nell’infiammazione. L’aumento della temperatura corporea e la febbre sono circostanze utilissime, in quanto, non solo contrastano virus e batteri, ma, anche, stimolano il sistema immunitario ad attivarsi e a coordinarsi.
L’ARROSSAMENTO deriva dalla dilatazione dei piccoli vasi sanguigni nella zona della lesione che determina una maggiore presenza di sangue nell’area.
IL RIGONFIAMENTO chiamato anche edema, è causato prevalentemente dall’accumulo di liquidi all’esterno dei vasi sanguigni. Ciò si attua in seguito alla vasodilatazione e all’aumento della permeabilità che permettono il passaggio di liquidi dal letto vascolare al tessuto leso. Queste fasi portano alla formazione di un essudato, cioè di un fluido ricco di sostanze proteiche plasmatiche, cellule immunitarie, con la finalità di contrastare, nell’area interessata, l’agente lesivo.
IL DOLORE è provocato dalla compressione e dalla distorsione dei tessuti causata dal gonfiore, dall’intensa stimolazione delle terminazioni sensitive da parte dell’agente lesivo e da alcuni mediatori biochimici dell’infiammazione.
LA COMPROMISSIONE FUNZIONALE è in buona parte da ascrivere al dolore e all’edema che, per esempio, possono inibire la mobilità di un’articolazione.

Le fasi della battaglia e della ricostruzione infiammatoria

L’infiammazione acuta si può suddividere in tre principali fasi:
1) una fase di difesa;
2) una fase post bellica di ritorno alla normalità;
3) una fase di ricostruzione.
L’infiammazione acuta serve, dunque, a distruggere, diluire e confinare l’agente lesivo, ma allo stesso tempo mette in moto una serie di meccanismi che favoriscono la riparazione e/o la sostituzione del tessuto danneggiato.

Fase di difesa ad opera del sistema immunitario

Le cellule sotto attacco che hanno subito lesioni, quelle che si trovano in uno stato di scarsa ossigenazione, quelle già morte e quelle che, comunque, sono in prossimità dell’evento scatenante lanciano subito l’allarme attraverso molecole di vario tipo.
Una volta diffuso l’allarme entrano in azione altri mediatori biochimici, che immessi nella matrice extracellulare, predispongono il terreno della battaglia affinché sia il più inospitale possibile per l’agente lesivo e il più agevole possibile per l’intervento delle forze armate immunitarie.

Le prime modificazioni che si verificano sono quelle dei vasi sanguigni di calibro minore cioè arteriole, venule e capillari. La vasodilatazione aumenta la quantità di sangue che arriva nella zona sotto attacco; si attua, inoltre, la riduzione della velocità del flusso sanguigno.

Questa condizione favorisce la prima fase della fuoriuscita dai vasi sanguinei dei globuli bianchi (cioè i componenti delle nostre forze armate) e rallenta l’eventuale diffusione nel sangue degli elementi patogeni.

Le pareti dei vasi aumentano, poi, ulteriormente la loro permeabilità per permettere il completamento della migrazione dei leucociti (globuli bianchi) dai vasi sanguinei alla matrice extracellulare. Man mano che questi combattenti escono dai vasi vengono accolti e guidati nel cuore dell’aggressione esterna da molecole così dette chemiotattiche.
In buona sostanza gli eventi che avvengono a livello vascolare sono volti a spingere la migrazione di cellule del sistema immunitario verso il distretto interessato dall’infezione o dalla lesione; a questo fenomeno si associa la perdita di proteine plasmatiche che fuoriescono dalla circolazione sanguigna invadendo i tessuti e la matrice extravascolare.

I primi globuli bianchi sbarcati dai vasi nella matrice extracellulare richiamano dai loro avamposti altre truppe tramite molecole dette citochine: arrivano molti altri leucociti con le varie specializzazioni come i granulociti neutrofili, i basofili, macrofagi, i mastociti e i linfociti i quali a loro volta richiamano ulteriori rinforzi.

I leucociti portano avanti la loro battaglia con due modalità fondamentali che sono la fagocitosi e la citotossicità.

La fagocitosi consiste nell’inglobare in sé batteri, cellule morte e/o sostanze estranee e degradarle tramite enzimi.

La citotossicità è la capacità di tipologie di linfociti a perforare le cellule nemiche per poi far penetrare enzimi letali; questo tipo di uccisione è riservata a cellule infettate da batteri o virus e a cellule neoplastiche.

Fase post bellica: ritorno alla normalità

Una volta conclusa vittoriosamente la guerra, il sistema che ha condotto la battaglia è lo stesso che coordina e regola la pace; il nemico è stato neutralizzato e, quindi, occorre proclamare ed effettuare concretamente il cessate il fuoco.
Il nostro sistema, quando tutto va per il meglio, dunque, dopo aver coordinato e gestito l’infiammazione acuta, regola ed effettua con successo il processo inverso; cioè sfiamma la zona interessata e riporta l’intero organismo in uno stato di tranquillità.
Anche in questo caso, le molecole biologiche coinvolte sono numerosissime e di varia specie: tra queste si segnala il CORTISOLO; si tratta di un ormone prodotto dalla ghiandola surrenale il quale svolge varie funzione tra cui quella di ridurre, al momento opportuno, le difese immunitarie in eccesso; l’obiettivo è di riportare, gradualmente, alla normalizzazione il contesto infiammatorio fino all’azzeramento dell’infiammazione acuta riconducendo, per esempio, la permeabilità delle pareti vascolari allo stato ordinario.

Fase della ricostruzione dei tessuti

Come avviene in ogni guerra non solo ci sono vittime, ma anche strutture danneggiate o completamente distrutte dal nemico e dal fuoco amico.
Quando le cellule infiammatorie hanno terminato il compito di eliminare gli ultimi focolai di resistenza, di sgomberare le macerie e, svolgere la funzione di polizia mortuaria, liberando il campo dalle cellule morte, comincia la fase di ricostruzione.
Il processo riparativo ha l’obiettivo di ripristinate, ove possibile, la continuità strutturale tramite la stimolazione alla proliferazione delle cellule superstiti e la fibrogenesi; occorre, infatti, colmare i vuoti per ripristinare le funzioni.
La matrice extracellulare viene riparata dai fibroblasti che producono proteine fibrose. Se tutto va nel migliore dei modi la matrice sarà ricostruita e dove non è possibile farlo si formerà tessuto cicatriziale; le cellule riprenderanno a replicarsi per sostituire quelle morte; il tessuto infiammato tornerà, sia pure con qualche cicatrice allo stato preinfiammatorio, in quanto nel contempo il gonfiore terminerà ed i vasi sanguigni riacquisteranno la loro normale permeabilità. In tutti i casi avviene, inoltre, un altro atto ricostruttivo: l’angiogenesi, cioè la creazione di nuovi vasi sanguinei.

Infiammazione cronica

Quando la fase acuta dell’infiammazione non termina con un ripristino delle funzioni, ma semplicemente cala d’intensità, non risolvendosi completamente, essa si trasforma in infiammazione cronica. Si attua così uno stato continuo di infiammazione in cui il sistema immunitario continua la sua attività per cui, il più delle volte, senza dar segno di sé, danneggia la matrice extracellulare e i tessuti cellulari.
Da cosa dipende questo stato disfunzionale? Le motivazioni sono varie.
In generale possiamo affermare che la persona è sottoposta a stress cronici che la indeboliscono e mettono in atto meccanismi che attivano un fuoco lento nella maggioranza dei casi per nulla avvertibile che però brucia continuamente la persona.
Vediamo alcuni esempi.
Se durante lo stato infiammatorio acuto invece di assumere medicinali omotossicologici e della Terapia fisiologica di regolazione atti a favorire e a modulare il processo naturale infiammatorio, si è fatto uso e abuso di farmaci allopatici antidolorifici, antipiretici e antibiotici ci si intossica ma, soprattutto, si provocano pesanti interferenze e blocchi allo svolgimento e, quindi, al compimento del processo infiammatorio.
L’infiammazione cronica può essere, più facilmente, causata da organismi infettivi che sono in grado di resistere alle difese dell’organismo e persistono nei tessuti per un periodo prolungato, come funghi, ma anche materiali come polvere di silice, schegge di metallo o di legno.
Molto dipende dall’alimentazione e dallo stile di vita; un’alimentazione molto ricca di carboidrati è, infatti, responsabile del mantenimento di uno stato infiammatorio cronico. L’infiammazione cronica è una condizione responsabile stati patologici molto gravi e invalidanti come il mal di testa, la fibromialgia, l’insufficienza renale etc.

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

INFIAMMAZIONE ACUTA: REAZIONE FISIOLOGICA E VIRTUOSA ultima modifica: 2019-09-11T10:44:31+01:00 da Dott Michele Iannelli
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