A chi ami dai:
Ali per volare. Radici per tornare. Motivi per restare.
Facciamo figli indipendenti e sicuri di se stessi per vivere una vita piena e onesta.
Quando una madre ama davvero educa i suoi figli affinché imparino a volare.

– Annalisa Pintus

“Una madre sufficientemente buona”

Alla nascita l’essere umano è sostanzialmente definibile come un organismo già caratterizzato dalla specie di appartenenza, dal patrimonio genetico, dalla sua specifica costituzione e dalle esperienze bio-emozionali vissute durante la vita intrauterina; da questo momento intraprende un processo di individualizzazione entrando attivamente in relazione con l’ambiente extrauterino.

L’evoluzione e la maturazione della persona non sono, infatti, basate solo su ciò che è innato, né sono il risultato passivo di stimoli provenienti dall’ambiente esterno o da pulsioni interne, ma sono, soprattutto, il risultato di esperienze relazionali determinate ed elaborate attivamente dal soggetto.

Donald Winnicott, medico pediatra e psicoanalista britannico, esercitò la sua professione tra il 1923, anno della sua laurea, e il 1971, anno della sua morte; la sua duplice specializzazione e il suo spiccato acume gli permisero di fare tesoro della possibilità di osservare nell’ospedale pediatrico, in cui lavorò per quaranta anni, le interazioni tra madre e figli. Elaborò, perciò, delle concezioni che, grazie alla concomitanza di una cristallina semplicità e di un notevole approfondimento, sono ancora oggi un punto di riferimento concreto e fruibile.

La sua elaborazione concettuale più nota è quella da lui stesso denominata madre sufficientemente buona. La madre, è il genitore più rilevante nei primi anni nell’accudimento del figlio; per Winnicott non deve e non può essere perfetta, ma, appunto, sufficientemente buona. Una madre, cioè, che sia in grado di fare da tramite tra il figlio e un mondo da conoscere e sperimentare in modo soggettivo, creativo e sereno; una madre che con intuito, autenticità e buon senso riesca a condurre il bambino in un vero percorso di autonomia e individuazione.

Dalla “madre NON sufficientemente buona” all’abuso emotivo

Può accadere, però, che la madre non sia sufficientemente buona; spesso si tratta di madri che, a loro volta, soffrono in conseguenza di interazioni disfunzionali con una madre e/o un padre non sufficientemente buoni.

Queste instabilità emotive ed esistenziali la rendono scarsamente empatica e poco disposta a sintonizzarsi realmente con la soggettività del piccolo; invece di adattarsi creativamente al figlio, tenderà a far adattare il bimbo a se stessa; troppo in balia delle sue ansie, stizze, paure e insicurezze non si dedicherà in modo efficace al contenimento dei momenti di difficoltà emotiva del bambino; le sue tensioni interiori saranno un ostacolo notevole alla fluida autenticità e ciò causerà nella comunicazione un’assenza di coerenza tra il linguaggio verbale, paraverbale e non verbale.

Psicopatologia dell’abuso emotivo

L’abuso emotivo della madre nei confronti dei figli può essere definito come una modalità di relazione cronicamente disfunzionale nell’ambito di un rapporto ampiamente e naturalmente asimmetrico.
In questi casi, la madre, attraverso una condotta soffocante, pretenziosa, super controllante e una sottile ma incisiva manipolazione psicologica produce effetti molto negativi sulla maturazione esistenziale dei figli. Sono molteplici le strade, le variabili, le condizioni e le situazioni in cui ciò avviene; il più delle volte la madre pensa di agire per il meglio ed è inconsapevole sia delle sue sotterranee strategie, sia degli effetti negativi che ne scaturiranno.

Vediamo alcune casistiche.

In molte circostanze prevale la richiesta inconscia di ricevere dai figli una sorta di ristoro e/o riabilitazione esistenziale.
Donne, che soffrono per aver subito un cattivo rapporto con il sesso maschile, si prefiggono di modellare il proprio figlio maschio come un Paladino che le difenderà dai mali del mondo e/o come una figura angelica e, quindi, perfetta.
Può, essere, inoltre, annoverata la sotterranea volontà, a fronte di una sensazione di fallimento esistenziale, di perseguire fortemente una riabilitazione attraverso la luce riflessa dei propri figli; dai quali, perciò, si pretenderà un’ottima riuscita negli studi e nella vita professionale nonché scelte matrimoniali altolocate.

Un caso molto rilevante per la sua frequenza e per le sue gravi conseguenze è quello della madre che utilizza la figlia già in tenera età come confidente, assistente sociale, psicologa alla quale raccontare tutto e dalla quale farsi consolare, aiutare, salvare.

Questo bisogno nevrotico e talmente pervasivo che la madre non si rende conto che la bambina viene soggiogata e schiacciata da una missione impossibile in quanto innaturale. La bambina non solo non ha la capacità di sottrarsi all’abuso, ma in alcuni casi, sebbene patisca per questa stato di cose, offre alla madre un appoggio incondizionato che sfiora una sorta di Sindrome di Stoccolma.

C’è, poi, quella che definiremmo la madre campana di vetro; impegnatissima a evitare al figlio qualsiasi incombenza gravosa e a proteggerlo dai pericoli esterni e dalle sue scelte sbagliate. Questa dissennata iperprotezione, viene spacciata per un immenso affetto ma ha il reale risultato di non preparare il bambino alla frustrazione, alla sperimentazione e alle opinioni autonome.

Concludiamo questa carrellata di esempi clinici con la madre che utilizza il figlio per non mettersi in gioco nella vita. In questo caso la madre giustifica, agli occhi di se stessa e degli altri, la sua difficoltà a sperimentarsi in un nuovo rapporto di coppia e/o nel campo degli studi o del lavoro con una pseudo dedizione nei confronti della prole.

VIDEO DI UNA SCENA DEL FILM “CARRIE – LO SGUARDO DI SATANA”; E’ UN “CULT MOVIE”, DEL 1976, DIRETTO DA BRIAN DE PALMA, TRATTO DAL ROMANZO “CARRIE” DI STEPHEN KING.
IN QUESTO BRANO SI EVIDENZIA UN ESEMPIO DI UN GRAVISSIMO ABUSO EMOTIVO MADRE ➝ FIGLIA

Salutogenesi, prevenzione e terapia per una maternità sufficientemente buona

La maternità è un diritto! Anche una maternità sufficientemente buona lo è!
In primo luogo, è sempre necessario un intervento salutogenetico e preventivo; è, dunque, auspicabile l’opportunità, per chi decide di sposarsi e generare, di usufruire di Consultori Prematrimoniali e Prenatali che preparino da un punto di vista emozionale, spirituale e intellettivo a questo progetto; è anche da augurarsi l’offerta di spazi e di valide risposte in Consultori Familiari in grado di agevolare e sostenere la famiglia e la coppia nelle sue scelte e nei suoi momenti di crisi.

Per quanto riguarda un intervento di consulenza psicologica o di psicoterapia, è molto improbabile che la persona arrivi con la richiesta di essere curata come autrice e/o vittima di un abuso emotivo; spesso, infatti, non ne ha alcuna contezza in quanto riconoscere la manipolazione non è facile né per chi la subisce né per chi la mette in pratica.

La persona, piuttosto, il più delle volte, richiede l’intervento terapeutico per le conseguenze dell’abuso emotivo; la paziente verrà, perciò, in terapia riportando stati ansiosi-depressivi, dipendenze di vario tipo, attacchi di panico, disturbi del comportamento alimentare e/o della condotta sessuale etc.

Saranno evidenti stati d’animo, emozioni e comportamenti caratterizzati da insoddisfazione esistenziale, senso di colpa, rabbia, insicurezza diffidenza nei confronti dell’altro sesso, senso di solitudine, tendenza a compiacere il prossimo etc.

Compito del terapeuta sarà, procedendo con tatto e delicatezza, aiutare il paziente a comprendere che buona parte del suo stato di sofferenza attuale è da ricondursi all’abuso emotivo effettuato o subito.

A questo primo passaggio dovrà seguire una fase ricostruttiva in cui il paziente, alla luce del ritrovamento della parte più autentica di sé, sarà aiutato a migliorare la sua qualità della vita diventando autonomo e capace di aver ben chiari i confini tra ciò che è possibile e benefico e ciò che non può essere subito.

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

PSICOPATOLOGIA E PSICOTERAPIA DELL’ABUSO EMOTIVO MADRE ➝ FIGLI ultima modifica: 2021-04-09T21:59:51+02:00 da Dott Michele Iannelli
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