Un “Porto delle Nebbie” esistenziale

Nella mia attività di Psicoterapeuta incontro spesso uno snodo esistenziale che, essendosi impantanato in una sorta di “porto delle nebbie”, produce una notevole destabilizzazione nella vita di molte “pazienti”.
Donne che, pur adulte, sono ancora segnate dal dolore, dal mistero, dallo sconcerto e dalla rabbia di ciò che hanno vissuto nel passaggio dall’infanzia alla pubertà: una relazione con un padre (fino a quel momento tenero, complice e divertente) che, improvvisamente e senza apparente ragione, vira verso un freddo e astioso distacco.

Succede qualcosa di inaspettato

La bambina diventa “signorinella” e il padre da simpatico compagno di giochi che era si presenta ora serioso e accigliato, da coccolone si trasforma in uno che evita i contatti corporei, i suoi sguardi fino a quel punto affettuosi assumono un impensato e sgradevole connotato di avversità, il suo tono della voce non è più dolce ma aspro, lui che gliele “dava sempre vinte” è ora un papà severo e giudicante.
La neo ragazza è smarrita poiché si trova a che fare con un padre che stenta a riconoscere; non riesce a farsene una ragione, non comprende cosa può aver fatto di male; è addolorata perché, proprio in questo momento difficile di passaggio in cui avrebbe un gran bisogno di ascolto e vicinanza, si sente tradita da tale inaspettato voltafaccia.
Questa malaugurata vicenda può sfociare in condizioni esistenziali penose temporanee ma, purtroppo, il più delle volte stabili: sentimenti come colpa e rabbia, paura di essere abbandonata e tradita, una concezione dogmaticamente negativa del maschio, la ricerca sterile e seriale di rivincite e compensazioni, il cronico fastidio della inspiegabilità di quello che è successo etc.

Ipotesi su un inaspettato voltafaccia

Le ipotesi sul perché e come tutto ciò possa accadere sono molteplici, ma hanno in comune tra loro la netta correlazione con l’evoluzione da bambina a ragazza della figlia.
Un padre, a causa delle sue difficoltà e fragilità personali, può, infatti, reagire in modo disfunzionale per vari motivi:

  • La sensazione di perdere il controllo e il potere esercitato sulla figlia
  • La delusione e la rabbia di non essere più il suo maggiore punto di riferimento
  • La gelosia nei confronti dei nuovi rapporti che la ragazza, ormai “femminilizzata”, intreccerà con i coetanei di sesso maschile
  • Il timore che una bimba che diventa “donna” possa sollecitare in lui fantasie proibite e inconfessabili.

Counseling e Psicoterapia: prevenzione e cura

Occorre, in questi casi, che il genitore in difficoltà, piuttosto che chiudersi autarchicamente nella sua ferita narcisistica e piuttosto che sprofondare nella dolorosa, paralizzante e soffocante palude del senso di colpa e di inadeguatezza, si ascolti, accetti e integri la propria imperfezione; riuscirà, così, ad attuare eventualmente anche una profittevole condivisione delle proprie difficoltà con il partner, con il resto della famiglia, con gli amici e con gli operatori della salute.
Ai terapeuti il dovere di impegnarsi al meglio; occorre ricercare, assieme alla persona in difficoltà, attraverso il counseling e/o la psicoterapia quei ponti e quelle strade che possano ricondurre il rapporto padre-figlia sui binari del ben/essere.

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

PADRE – FIGLIA: UNA RELAZIONE DA SALVARE ultima modifica: 2020-07-14T09:35:03+02:00 da Dott Michele Iannelli
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