“A fijo de na mignotta, famme magnà!”

Una paziente romana rivolgendosi all’autore di questo articolo dopo circa tre giorni di digiuno residenziale di gruppo.

Traduzione in italiano:
“Egregio dottor Iannelli vorrei esprimerLe il mio disappunto per essermi fatta convincere da Lei a venire qua, lontana da casa, insieme con altre disgraziate, senza cibo da circa tre giorni e per di più pagando. Ritengo che la sua forte capacità di convincimento sia da ascrivere al fatto che Lei, molto probabilmente, è stato messo al mondo, allattato e cresciuto da una donna dalla dubbia moralità. Detto questo le intimo di procurarmi immediatamente del cibo!”

La frase riportata si riferisce ovviamente a un episodio realmente accaduto. Essa ci fa comprendere che durante un digiuno si può entrare in crisi e che una possibile manifestazione di tale stato è una certa irritabilità e aggressività accompagnata da un allentamento delle difese: ciò può far si che la persona si esprima senza tanti complimenti.

Concetto di crisi

Prima di addentrarmi specificamente nella crisi durante la digiuno terapia vorrei soffermarmi sul concetto stesso di crisi. Questa parola, deriva dal greco “Krisis” che indica un processo di svolta, di mutamento, di rottura che avviene in tempi brevi, con intensità e conseguenze positive o negative. Un ulteriore e utilissimo apporto per la comprensione del concetto di crisi ci viene dalla lingua cinese. Il pittogramma cinese Weiji, che indica l’idea di crisi, è composto da due ideogrammi: in uno (Wei xian) è sottolineato l’aspetto di pericolo, nell’altro (Jihui) è indicato il concetto di opportunità e di buona occasione.
Il pittogramma c’indica, dunque, le due principali connotazioni e possibilità di una situazione di crisi: da una parte l’aspetto del disagio e della sofferenza, ma, soprattutto, quello del pericolo di uno sbocco negativo; dall’altro, l’aspetto di crisi come buona occasione di evoluzione e di cambiamento, da non lasciarci sfuggire. Dopo una crisi, nulla rimane immutato poiché, se la crisi è gestita bene, il sistema – uomo (e ciò vale anche per i micro e macro sistemi sociali ed economici) può intraprendere una via evolutiva che lo condurrà a un livello qualitativamente superiore. La crisi può, perciò. essere considerata un passaggio fisiologico indispensabile per la crescita evolutiva di un sistema (per esempio la cosiddetta “crisi adolescenziale”). Essa può anche essere un’evenienza proficua nell’ambito di un percorso terapeutico. Il giusto obiettivo di una terapia, infatti, è l’agevolazione del superamento, in senso migliorativo, di un equilibrio instabile, precario, limitante e disfunzionale e non quello di una irrealistica e illogica “restitutio ad integrum”.

La crisi nelle terapie naturali e olistiche

La crisi durante il digiuno denominata anche da qualche autore “crisi di eliminazione”, non è un effetto collaterale o indesiderato del digiuno, ma è piuttosto, l’evidente testimonianza della sua poderosa e profonda azione terapeutica. La crisi nel “digiuno olistico” a mio parere non è solo “crisi di eliminazione” ma è molto di più. Essa è, infatti, “parente stretta” di eventi che si osservano in altre metodiche terapeutiche biologiche e olistiche: “l’aggravamento” in Omeopatia, la “vicariazione regressiva” in Omotossicologia e “la crisi di coscienza” in Floriterapia.

La crisi nel il digiuno

La chiarezza del concetto di crisi rappresenta uno degli alberi maestri grazie al quale, sia il medico che il paziente, potranno veleggiare tranquillamente ed efficacemente nelle acque, di solito tranquille e pescose, del digiuno. L’incertezza e la non conoscenza, l’insicurezza e la paura, che da esse derivano, potrebbero, infatti. causare interruzioni anticipate della terapia che, oltre ad essere del tutto ingiustificate, sarebbero decisamente inopportune.
Alcuni degli aspetti emotivi della crisi durante il digiuno sono già stai esaminati nell’articolo dedicato alla psicologia del digiuno, ora addentriamoci, al di là delle emozioni, in cos’altro può succedere durante un digiuno di 7 giorni. Generalmente, verso il terzo-quarto giorno si possono manifestare un’accentuazione di alcuni sintomi che somigliano in parte alle sensazioni che si provano in occasione dell’influenza: spossatezza, nausea, una patina biancastra sulla lingua, un alito particolarmente maleodorante, algie diffuse, febbre, cefalea, diminuzione della diuresi, eruzioni cutanee, vomito, pirosi gastrica, algie localizzate a livello renale ed epatico. Ovviamente questi sintomi non sono sempre tutti presenti, e possono variare di numero, intensità e qualità da persona a persona. In generale possiamo dire che più una persona è intossicata e stressata e più ci sarà la possibilità che la crisi si presenti con una certa intensità. Alle persone meno intossicate e in una situazione di armonia emozionale può capitare di effettuare il digiuno indenni dalla crisi o accusando lievissimi disturbi. A volte si osservano fenomeni che ci fanno toccare con mano la grandezza terapeutica del digiuno come, per esempio, l‘espulsione di calcoli biliari, renali, renella, a volte con coliche, più spesso senza alcuna sofferenza. Si può osservare, in alcuni casi, che, in concomitanza del giorno di crisi, c’è una diminuzione, se non qualche volta, addirittura un blocco del calo ponderale. Ciò può essere vissuto come una frustrazione che però, verrà ricompensata nei giorni successivi da cali più ponderosi. Le crisi nei digiuni più lunghi potranno ripetersi e dovranno essere sempre salutate come la meravigliosa manifestazione della capacità del nostro organismo di adattarsi intelligentemente al digiuno e di operare ulteriori ed ancora profonde disintossicazioni e sapienti riarmonizzazioni.
La già di per sé, spesso, non rilevante pesantezza della giornata di crisi sarà pressoché azzerata da un sostegno empatico e deciso del medico, dalla solidarietà degli altri digiunanti (se il digiuno è di gruppo), e dalla propria certezza che non ci sono pericoli e che queste piccole sofferenze verranno ricompensate dalla riacquisizione del proprio benessere.
Nella mia esperienza posso, senz’altro dire che in una situazione di gruppo e con l’integrazione delle terapie olistiche l’intensità e la durata delle eventuali crisi diminuisce di molto.
Il gruppo è, infatti, di per sé, un attivatore di fattori positivi e terapeutici quali il rispecchiamento, la condivisione e la solidarietà.

Nota
– Definisco “olistico” dal greco olos, traducibile con il concetto di sistema globale, il modo in cui propongo di digiunare; esso, infatti, si pone obiettivi appunto che riguardano l’individuo nella sua interezza e complessità. Il digiuno è, perciò, integrato da altre pratiche e terapie costituendo, così, nell’insieme, un qualcosa di unico, personalizzato, sinergico, composito e inscindibile nei suoi elementi; ciò consente di rendere più agevole il periodo d’astinenza dal cibo ottenendo maggiori e migliori risultati. Le terapie da me aggiunte e integrate sono l’Omeopatia Omotossicologica, il sostegno psicologico, la Floriterapia di Bach, la Mesoterapia, il Massaggio. –

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

LA CRISI DURANTE IL DIGIUNO OLISTICO ultima modifica: 2019-05-07T11:26:35+02:00 da Dott Michele Iannelli
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