Breve storia del digiuno

Occuparsi della storia del digiuno non ha il significato di una sterile assunzione di informazioni e nozioni, ma può assumere il valore di una rassicurazione, soprattutto per chi, medico o paziente, si avvicina per la prima volta ad esso.
Non esiste civiltà, cultura o religione di rilievo in cui il digiuno non abbia svolto un ruolo importante. Gli esempi potrebbero essere innumerevoli, ma ne faremo solamente alcuni; si va da quelle tribù pellirosse che digiunavano per una settimana prima della pesca o della caccia ai digiuni dei candidati all’iniziazione ai misteri d’Eleusi in Grecia, dai digiuni catartici della religione ebraica ai famosissimi digiuni di Gesù e San Francesco. Praticavano frequentemente il digiuno gruppi mistici come i Pitagorici, gli Esseni, i Sufi, i Catari. Sui suoi effetti può essere esemplificativo ciò che dice un ricettario salutistico dell’ottocento dal titolo preoccupante (“Il libro infernale”), ma dalle conclusioni interessanti e rassicuranti: “Arrivato al 40° ed ultimo giorno della cura, (il digiuno con l’integrazione d’acqua piovana e un po’ d’erba tenera N.d.R.) il vecchio sarà miracolosamente ringiovanito”.
Nella storia della medicina il digiuno ha una posizione di rilievo: Ippocrate, Aulo Gellio, la Scuola Salernitana, Avicenna lo studiano e lo fanno praticare. Nel 1769 Peter Veniaminov, scrive presso l’Università di Mosca un trattato dal titolo “Rapporto sul digiuno come prevenzione delle malattie”.
Nell’ottocento e agli inizi del novecento la scuola igienista americana e numerosi ricercatori e medici in Svizzera, in Francia, in Austria, in Russia ed in Germania danno nuovo impulso allo studio e alla pratica del digiuno a fini terapeutici e salutistici. In questo periodo anche l’Accademia Medica Militare Imperiale russa lo studia e lo fa praticare grazie all’impulso del suo direttore Victor Pashulin.
Nel 1885 in Italia un certo signor Succi fa numerosi digiuni (in pubblico e sotto il controllo del fisiologo Luciani) che lo rendono famoso.
La storia successiva sì “arricchisce”, a volte tragicamente, di digiuni a scopi di protesta ma, anche, di studi effettuati in centri clinici e ambienti ospedalieri.

La mia “storia” col digiuno

in una calda notte di luglio degli anni 80…

La mia “storia” col digiuno non ha di certo risvolti eroici né tanto meno mistici, ma comincia, molto più modestamente, all’inizio degli anni 80, in una calda estate romana per me “ammorbata” dall’approssimarsi dell’esame universitario di farmacologia (già all’epoca la medicina allopatica poco mi convinceva). Solo a casa, la sera come consolazione mi rimpinzai di uno stufato di tacchino. La notte mi svegliai in preda ai primi sintomi di una “tossinfezione alimentare” che mi costrinse a digiunare per tre giorni. Notai che, smaltito il problema al terzo giorno, avevo riacquistato una lucidità mentale e una tranquillità tale che non ricordavo da qualche tempo.
Tale “stato di grazia” mi permise di recuperare i tre giorni non dedicati allo studio e di superare brillantemente l’esame di Farmacologia. “Casualmente”, poi, mi capitò di leggere un libro divulgativo sul digiuno e di incuriosirmi ancora di più anche alla luce della piccola esperienza vissuta. Decisi allora di sottopormi volontariamente a brevissimi digiuni di due o tre giorni che mi confermarono il senso di benessere provato precedentemente.
Come avviene, di solito, in questi casi, (e così fu anche per me) da quel momento, quasi “magicamente”, mi capitò, sempre più spesso, di imbattermi in articoli e libri scritti sull’argomento e di incontrare persone che avevano effettuato l’esperienza del digiuno. La magia molto probabilmente non c’entra niente perché, certamente, bisogna dar ragione al filosofo della scienza King quando afferma che “il modo con cui i medici guardano il mondo determina ciò che vedono, ciò che accettano, ciò che rifiutano”.
Nel 1994 ho praticato il mio digiuno più lungo (9 giorni) guidato dal dottor Salvatore Simeone e la sua équipe del Centro Broussais di Roma; frequentai, poi, corsi per medici, con relativi tirocini pratici, organizzati dall’Associazione Scuola della Salute (dalla quale sono riconosciuto come “digiunoterapeuta” iscritto al suo albo) diretta dal dottor Sebastiano Magnano e dall’Higyea School del dottor Giuseppe Cocca. Queste esperienze, non solo aumentarono in me la convinzione che il digiuno fosse una pratica potentemente utile per la salvaguardia della salute, ma, anche, che sarebbe stato opportuno discostarsi da un’impostazione rigidamente “igienista” integrando il digiuno con altre discipline naturali e olistiche. Ciò, poi è stato, ed è tuttora, da me attuato nei digiuni seguiti in ambulatorio.

Altre storie sul digiuno

La storia, non solo ci rassicura sugli effetti straordinariamente utili per l’uomo, ma anche sul fatto che l’organismo umano ha una capacità notevole di sopravvivere senza cibo per lunghi periodi. A ulteriore testimonianza, per esempio, c’è il caso ben documentato di Terence MacSwiney, patriota irlandese, sindaco di Corck, che nel suo famoso sciopero della fame, in una prigione inglese nel 1920, sopravvisse per 74 giorni prima di morire d’inedia. È stato, poi, più volte dimostrato che il biblico digiuno di 40 giorni e 40 notti è senz’altro possibile per un individuo adulto sano. Recenti esperienze di digiuno totale da parte di persone obese al fine di ridurre il peso, hanno dato dei risultati notevoli: alcuni sono stati senza cibo fino ad otto mesi e sono usciti dalla prova in ottime condizioni.
Studi sperimentali sugli effetti della privazione da cibo per periodi molto lunghi cominciarono verso l’inizio del secolo. Uno studio, ormai classico, fu condotto nel 1915 da F. G. Benedict presso il Carnegie Nutrition Laboratory a Boston; egli studiò un soggetto volontario che digiunò per 31 giorni. Nel corso degli anni gli studi si sono moltiplicati e, oggigiorno, sono innumerevoli le situazioni d’astinenza da cibo per il trattamento dell’obesità. Un gran numero di pazienti obesi si sono sottoposti ad un trattamento di digiuno totale, per lunghi periodi e sotto attenta osservazione, in centri dell’America del Nord e dell’Europa e, in tutti i casi, non vi sono state serie complicazioni. I due digiuni più lunghi riportati sono stati quelli di due donne trattate da T. J. Thompson e collaboratori allo Stobhill General Hospital e al Ruchill Hospital di Glasgow. La prima dell’età di 30 anni non toccò cibo per 236 giorni riducendo il suo peso da 127 a 83 chilogrammi. L’altra paziente, di 54 anni, digiunò per 249 giorni e ridusse il suo peso da 128 a 94 chilogrammi. Tra i 13 pazienti digiunanti del gruppo di Thompson, nessuno dimostrò alcun effetto secondario negativo che si potesse attribuire a mancanza di cibo.

Il digiuno olistico "Laboratorio di salute e consapevolezza"

Tratto dalla mia guida ragionata ad una migliore qualità della vita attraverso il digiuno integrato con la Floriterapia di Bach, la consulenza psicologica, l’omeopatia omotossicologica, l’arte del massaggio…

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

IL DIGIUNO NELLA STORIA DELL’UMANITA’ E NELLA MIA STORIA ultima modifica: 2019-04-12T10:30:21+01:00 da Dott Michele Iannelli
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