Fiore di Bach Heather

 Erica

 Calluna vulgaris


“Quelli che sono sempre alla ricerca della compagnia di chiunque possa essere disponibile, perché hanno bisogno di parlare dei loro affari con gli altri, chiunque essi siano. Sono molto infelici se devono restare soli per qualsiasi periodo di tempo.”

– Indicazione di Edward Bach

“Se tu mi tocchi con dolcezza e tenerezza, se tu mi guardi e mi sorridi, se qualche volta prima di parlare mi ascolti, io crescerò, crescerò veramente”

– Bradley, un bambino di nove anni

Questo rimedio (individuato nell’autunno del 1933) fa parte di quelli che Edward Bach denomina “I Quattro rimedi di aiuto”; ad essi se ne aggiunsero successivamente altri tre.
Nora Weeks scrive: “Il nuovo rimedio al quale si dedicò era per le persone che non amano stare sole e che sono felici solo quando possono parlare e discutere a lungo con qualcuno dei loro gusti, affari e problemi.”

Caratteristiche della persona che si giova di Heather

La descrizione di Edward Bach è molto chiara. Egli innanzitutto asserisce: “sono sempre alla ricerca della compagnia di chiunque possa essere disponibile”. Si tratta di soggetti definibili come “attaccabottoni”; appartengono, infatti, a questa tipologia quelle persone che tendono a avviare conversazioni (anche con estranei) nelle occasioni e nei posti più disparati (alla fermata dell’autobus, mentre si è in fila alla posta, nelle sale d’attesa). “Perché hanno bisogno di parlare dei loro affari con gli altri, chiunque essi siano”. Quest’ultima è, infatti, l’altra loro rilevante caratteristica: non si ravvisa, in effetti una scelta mirata della compagnia per poter condividere ma, al contrario, queste persone tendono a sommergere l’altro che capita a portata di mano (chiunque esso sia), raccontando fatti che li riguardano. Spesso si tratta di questioni spiacevoli, concernenti il lavoro, la salute, i figli, i coniugi, le amicizie, le traversie sentimentali. Generalmente queste persone si dipingono come vittime innocenti delle altrui inadempienze, inadeguatezze e cattiverie. A volte si sentono perseguitate dalla cattiva sorte e tendono ad ingigantire le loro problematiche. In alcuni casi, invece, il contenuto dei loro racconti è particolarmente caratterizzato dalla voglia di evidenziare le loro qualità positive facendo risaltare i difetti degli altri. Raccontano “imprese” di cui sono stati protagoniste evidenziando, anche in questa circostanza, le proprie virtù. Nella prima situazione, la tonalità della comunicazione non verbale tenderà ad assumere una venatura lamentosa e rivendicativa, nella seconda il tono sarà più squillante ed il ritmo più veloce. In entrambi i casi è comunque evidente la tendenza (sia pure inconsapevole) ad inchiodare l’altro e a risucchiare implacabilmente la sua attenzione e la sua presenza.


“Sono molto infelici se devono restare soli per qualsiasi periodo di tempo.”: questo è uno stato che genera molta sofferenza per pazienti di questo tipo; vi è, infatti, una scarsa capacità di tollerare periodi e situazioni in cui manca la compagnia.
Occorre sottolineare che d’altronde, in molti casi, queste persone innescano una sorta di circolo vizioso per cui, più cercano compagnia in maniera assillante, più gli altri tendono ad evitarle. Interloquire con loro può, infatti, risultare alquanto opprimente (ci si sente o si è concretamente messi con le spalle al muro o trattenuti per la manica della giacca). La maggior parte delle loro frasi comincia con “Io”, la loro modalità di comunicazione verbale, ma soprattutto quella non verbale, non si realizza attraverso quelle modalità basilari che permetterebbero un vero scambio interattivo. I ritmi veloci della comunicazione, l’interazione spaziale di cui si è già detto, la mancanza di offerta scambievole di sguardi, la non percezione, ma soprattutto la negazione dei segnali emessi dall’interlocutore impediscono quella “danza gestuale e mimica” che è il presupposto di una “normale” reciprocità. L’interlocutore può pertanto sperimentare una notevole frustrazione in assenza di un vero interscambio e di vero colloquio. In alcuni casi è pressoché impossibile inserirsi nel discorso; quando ci si riesce, ci si rende conto che le cose dette scivolano via come l’acqua e la persona Heather continua a parlare come se nulla fosse. Si ha quindi la netta impressione di essere per loro una sorta di oggetto animato ma trasparente e non preso in considerazione se non come fornitore di una presenza ed un ascolto passivo. È come se questi individui fossero delle ruote che si sgonfiano continuamente e altrettanto incessantemente (probabilmente per riconfermare a loro stessi di esistere) hanno bisogno di riempirsi dell’ascolto passivo da parte degli altri. È plausibile ipotizzare che nella storia, di almeno alcuni di questi pazienti, si sia verificata una dolorosa carenza di ascolto, di empatia, di sintonia e di riconoscimento da parte delle figure di riferimento dell’infanzia. Oppure in alcuni una potente sensazione d’angoscia può averli invasi in occasione di ciò che è stato da loro vissuto come perdita di attenzione e di considerazione da parte delle figure affettive di riferimento ( per esempio per la nascita di un fratellino). Di fronte a tali eventi una possibile scelta è il ricorso all’uso esasperato della parola e del lamento come mezzo per ribadire egocentricamente il possesso dell’altro.
Ovviamente il rimedio è utile anche per eventuali situazioni transitorie: chi di noi, per esempio, non ha assillato o è stato assillato da qualche amica/o a causa di questioni sentimentali o dilemmi di vario genere che, in quel momento, erano vissute come l’unico argomento veramente degno di discussione e di ascolto?
Nell’anamnesi di questi pazienti a volte è possibile rilevare stati ansiosi e depressivi che a volte si alternano con periodi di euforia.
Sono frequentemente riscontrabili legami affettivi, di amicizia e sentimentali discontinui, insoddisfacenti, malamente interrotti o addirittura assenti. Possono essere presenti comportamenti bulimici alimentari e/o sessuali, abusi nell’ingestione di bevande alcoliche ed assunzione di sostanze stupefacenti, ricerca di “emozioni forti” nel gioco d’azzardo. Tutto ciò, col significato di ulteriori e sostitutivi espedienti per “riempirsi” nei momenti in cui è percepita penosamente la solitudine ed il vuoto. Può essere, inoltre, rilevato un utilizzo improprio e massiccio del telefono e del cellulare con le relative e “salatissime” bollette.
Anche il bambino per cui è indicato Heather presenterà caratteristiche simili a quelle illustrate. Può apparire molto chiacchierone, petulante, lamentoso, “fare i capricci” se deve rimanere da solo, postulante, “saputello”, accentratore, poco disponibile ad ascoltare le indicazioni dei genitori e le esigenze degli altri bambini; ciò può ostacolare la socializzazione.

Heather nella relazione terapeuta-paziente

Le modalità di comunicazione dei pazienti, cui è opportuno prescrivere Heather, si ripropongono certamente nella relazione con il terapeuta. Se ciò da una parte rende molto semplice l’individuazione del rimedio, dall’altra parte potrebbe rendere difficile il rapporto. Infatti il terapeuta potrebbe avvertire la frustrante sensazione di essere utilizzato dal paziente come una sorta di discarica, ove riversare un fiume limaccioso di parole. Questo comportamento, tra le altre cose in un percorso curativo può assumere il significato di una vera e propria resistenza al lavoro terapeutico. Sarà difficile, se non a volte impossibile inserirsi con qualche domanda e/o con qualche intervento. Quando il terapeuta con un suo contributo riesce ad introdursi tra le raffiche continue di parole potrebbe avere il sentore di non essere stato minimamente preso in considerazione. Una tale modalità di porsi da parte del paziente, se si scontra con il bisogno del terapeuta di affermare rigidamente il proprio ruolo di professionista, può portare al deragliamento e al fallimento del rapporto. Mai come in questo caso l’ascolto attivo, il “buon” silenzio, la tolleranza, l’accettazione incondizionata e la pazienza sono ingredienti che abbondantemente e preziosamente devono scaturire dall’animo e dall’intelletto del terapeuta. Solo così la relazione può diventare utile, non solo come luogo di autoconsapevolezza, ma anche come esperienza emozionale riparativa che permetta al paziente di cambiare abbandonando la sua abituale, dannosa, e faticosa tattica di sopravvivenza.
D’altra parte qualora il terapeuta dovesse sentirsi “vittima” di un tale paziente e qualora dovesse rendersi conto che lo asseconda e lo subisce troppo e troppo passivamente potrà aiutarsi con il fiore Centaury.

Differenze ed associazioni con altri rimedi

Heather va innnanzitutto differenziato da Chicory. Entrambe le tipologie manifestano un intenso bisogno degli altri: l’una in termini di ascolto da parte di chiunque e l’altra in termini di vicinanza e di possesso nei confronti di “quelli che essi amano”. Anche il soggetto bisognoso di Chicory può dimostrarsi opprimente ed invadente, ma per motivi diversi. Infatti, al contrario del caso di Heather, che vuole continuamente parlare dei “fatti suoi” senza dare attenzione ed ascolto alle altre persone, i soggetti Chicory “… sono molto attenti ai bisogni degli altri; hanno tendenza a prendersi eccessivamente cura dei bambini, parenti, amici…”
Nel caso in cui, a causa della solitudine in Heather soppravvenga “grande disperazione” o addirittura di “angoscia” sarà utile associare rispettivamente Gorse e Sweet Chestnut. È sempre utile tenere infine presente il rimedio Chestnut bud poiché vi è la tendenza da parte dei soggetti “Heather” di riproporre il loro controproducente stile relazionale e quindi “rifare lo stesso errore in differenti occasioni.”

Ragazza con cuffiette in relax

Armonizzazione dello stato Heather

La “positivizzazione” di Heather avverrà nel momento in cui il paziente riuscirà a riconoscere il bulimico bisogno di ascolto che lo pervade e le motivazioni che lo sottendono. Ciò gli permetterà di modularlo e quindi non esserne più schiavo inconsapevole. Sarà importante, per queste persone, sviluppare una maggiore autostima, un senso di sé più sicuro, più stabile e meno bisognoso della conferme esterne.
Un più saldo e stabile riconoscimento di sé (permettendo al paziente di uscire da una situazione cronica di emergenza emotiva) porta inevitabilmente al riconoscimento dell’altro con cui si è in relazione, dei suoi confini, dei suoi limiti, dei suoi bisogni. Tutto ciò si sostanzia in uno scambio relazionale più genuino e maggiormente basato su reciprocità di ascolto e comunicazione.

Caso Clinico

Possono essere emblematici gli esempi di due donne tipicamente Heather. Esse apparivano, da molti punti di vista, piuttosto dissimili per cultura, stato civile, estrazione e posizione sociale. Entrambe però erano contraddistinte da una storia in cui i rispettivi padri erano stati piuttosto assenti, mentre le rispettive madri erano state vissute alquanto distanti, distaccate ed anaffettive. Nei colloqui iniziali e nelle successive sedute si comportavano verbalmente come veri e propri “Kalashnikov” che sparavano centinaia di parole al minuto. Entrambe prendevano poco in considerazione ciò che diceva il terapeuta, dopo ogni suo breve intervento riprendevano imperterrite il filo del loro discorso continuando a tirar fuori la solita “insalata russa” di parole. Dopo alcuni mesi di utilizzo continuo di Heather, si cominciarono ad osservare vari cambiamenti, tra cui una evidente diminuzione della quantità delle parole dette, un calo del ritmo, la comparsa di pause, ma soprattutto una maggiore interazione ed un genuino ascolto verso il terapeuta. Ovviamente ciò fu accompagnato da paralleli e virtuosi cambiamenti, visibili anche nelle altre relazioni.

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

FLORITERAPIA PER “ATTACCABOTTONI”: HEATHER ultima modifica: 2020-01-28T11:08:18+01:00 da Dott Michele Iannelli
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