L’atavica e opportuna paura della epidemia da Covid 19 o di qualsiasi altro tipo di epidemia può debordare e sfociare in comportamenti o in vissuti decisamente disfunzionali per sé stessi e per gli altri: facciamone una piccola rassegna semiseria.

I disobbedienti e gli sfidanti

Io stesso ho assistito a una scena: alcuni membri di un Centro Sociale nei pressi del mio studio si abbracciavano e si baciavano in gruppo ridendo come babbuini ubriachi; erano spinti dall’insano gusto di ostentare la palese infrazione delle fondamentali regole di prevenzione.
Un mega esempio di sfida lo si è visto in Francia. Il Presidente Macron probabilmente per tenere alto il concetto di grandeur (per altro del tutto autoreferenziale) ha preso una decisione da vero macho: far svolgere ugualmente il primo turno delle elezioni amministrative; del secondo turno non ve ne è più traccia.
In fondo si può ipotizzare che queste stupide e megalomani infrazioni al buon senso scaturiscano da un meccanismo di negazione. Questo avrebbe lo scopo inconscio di far fronte, in modo apparentemente paradossale, alla stessa paura che porta altre persone a comportamenti di segno molto diverso.

I catastrofisti e i colpevolisti

I primi sguazzano nelle tragedie, sono quelli del “Va tutto sempre male”, “Moriremo tutti”. Spesso è la loro stessa vita a essere una vera tragedia; finalmente possono provare l’ineffabile delizia del “Mal comune mezzo gaudio”.
Una variante dei catastrofisti sono i colpevolisti: “Non l’abbiamo rispettata e ora la natura si ribella contro di noi!”, “Preghiamo poco e pecchiamo molto, Dio ci sta punendo!” Questi ultimi sono quelli che più di tutti soffrono per la chiusura di chiese, moschee e sinagoghe e organizzano gruppi di preghiera nei cortili condominiali.

I claustrofobici

Non la mandano giù di non poter frequentare bar, ristoranti, discoteche e cinema; rinunciare agli aperitivi o al ballo sfrenato in qualche malsana ma inebriante discoteca è vissuto da loro come una insopportabile castrazione esistenziale.
E poi ci sono le persone affette da dipendenza da lavoro; in alcuni casi si tratta di un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo e per loro è una vera e insopportabile tortura concedersi del riposo e godersi la famiglia. Decenni di attacco all’istituzione familiare, di competitivismo estremo, sollecitato da un capitalismo sempre più disumano, hanno fortemente incentivato questa piaga.

Quelli che “andrà tutto bene”

C’è da chiedersi se ci credono veramente o lo fanno per moda o per darsi coraggio o per approfittare del momento per mettere in scena una narcisistica e penosa esibizione canora sul balcone. Al di là delle loro più o meno buone intenzioni, certamente risultano particolarmente idioti, antipatici e screditati sopratutto agli occhi di quelli ai quali è certo che è andato o che andrà tutto male: le persone che hanno perso i loro cari, coloro che stanno vivendo di carità e stenti per aver esaurito ogni risorsa economica, chi ha perso o perderà il lavoro, i piccoli imprenditori che falliranno, le “Partite Iva” che dovranno fare sforzi sovrumani per poter continuare a “navigare” in un mare, se possibile, ancora più tempestoso del solito etc.

Gli ipocondriaci e i patofobici

Quelli del “non si mai”, i “cacasotto” direbbe un mio amico; alcuni li vedi andare in giro con tripla mascherina e fare la sauna sotto ridicole coperture di plastica; altri, appena ti incrociano, ti squadrano con la circospezione di un agente del Mossad paracadutato nella Striscia di Gaza. Qualcuno non esce di casa neanche per percorrere 20 metri; teme di incappare in qualche coronavirus seppur morto; preferisce inalare, tutto il giorno, l’intera dose di fumo passivo delle 50 sigarette giornaliere del marito tabagista.
P.S. Un augurio alle coppie neonate non conviventi; vivono nell’attesa spasmodica della prova del nove del valore della loro relazione, quando potranno finalmente rifrequentarsi dal vivo.
Un abbraccio particolare ai colleghi medici, agli infermieri e a tutti gli operatori della Sanità che sono rimasti in prima linea a fare il loro dovere!

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

TIPI DA CORONAVIRUS: UNA RASSEGNA SEMISERIA ultima modifica: 2020-04-11T16:18:03+02:00 da Dott Michele Iannelli
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