Molto cibo, ma ancora tanta paura di morire di fame

Riflettere sulla nostra storia per ben intervenire sul presente nutrizionale

Noi esseri umani contemporanei non siamo, da un punto di vista psicometabolico, diversi dai nostri progenitori di due milioni e mezzo di anni or sono.
Abbiamo, infatti, alle spalle una lunghissima e significativa storia di poveri, impauriti e affamati nomadi in quanto raccoglitori (di ciò che ci offriva spontaneamente la vegetazione), cacciatori e pescatori. Essere consapevoli di ciò non è una conoscenza fine a se stessa, ma un’inoppugnabile considerazione che ci permette di indirizzare per il meglio i nostri attuali presupposti nutrizionali e dietologici.

Un apparente paradosso alimentare dei nostri tempi

La storia della stragrande maggioranza dell’umanità (di certo nel continente euroasiatico e, per lo meno, fino agli anni 60 del secolo scorso) è stata, pertanto, caratterizzata da un punto di vista alimentare dalla fame e dalla paura di non avere una quantità sufficiente di cibo; ciò, comprensibilmente, ha prodotto un atavico meccanismo di sopravvivenza: mangiare e accaparrare cibo appena possibile per far fronte ai tempi di carestia.
A partire dagli anni 60 del secolo scorso, le tecnologie di produzione – distribuzione – conservazione, i vari boom economici e le politiche statali di assistenza sociale hanno permesso di avere sempre a disposizione una quantità di cibo sempre maggiore.
Questo cambiamento ha prodotto, da un punto di vista comportamentale e psicometabolico, un importante paradosso nutrizionale: da una parte abbiamo a disposizione sempre più nutrimento (inoltre -per lo meno qui in Italia- ottimo, diversificato, molto ben preparato e presentato in modo elegante); dall’altra parte la nostra lunghissima storia di affamati e/o potenziali affamati cronici si è talmente radicata nel nostro inconscio collettivo da non essere minimamente scalfita da pochi decenni di abbondanza.

Conseguenze di buon senso per indirizzare per il meglio i nostri attuali presupposti nutrizionali

La riconquista della salute e del peso forma deve passare necessariamente attraverso prassi operative che tengano in debito conto la nostra vera e atavica storia di specie BioPsicoSociale.
Occorre, innanzitutto, evidenziare l’attuale particolarità che, dunque, ci contraddistingue: noi siamo recentissimi parvenu al cibo abbondante (dopo centinaia di migliaia di generazioni di indigenti) ma non abbiamo, perciò, ancora cambiato gli aspetti fondamentali della nostra neuropsicologia alimentare.
Una delle principali deduzioni di buon senso, derivante da ciò che è stato illustrato è, senz’altro, la necessità di transitare da una concezione dietologica semplicistica e perciò irreale (caratterizzata dal primato dei bilanci delle calorie) a una visione sistemica e, perciò, molto più apportatrice di buoni e duraturi risultati.

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

RICONQUISTARE IL PESO FORMA COMPRENDENDO UNA CONTRADDIZIONE NUTRIZIONALE ultima modifica: 2021-04-13T13:00:13+02:00 da Dott Michele Iannelli
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