Il colloquio anamnestico

Il colloquio anamnestico può essere definito come lo strumento e l’ambito attraverso il quale e in cui si realizza concretamente l’incontro e la relazione tra il medico e una persona che si rivolge a lui per raggiungere l’obiettivo di migliorare la propria qualità della vita.
Esso deve essere caratterizzato da un ascolto attivo ed empatico ma che non sfoci, da parte del medico, in atteggiamenti inutilmente consolatori e minimizzanti. Al colloquio e alla visita neurologica deve essere riservato un tempo congruo. Il medico non deve indulgere in atteggiamenti sbrigativi e incalzanti; ciò impedirebbe la libera e serena espressione del paziente e, quindi, determinerebbe una raccolta insufficiente e poco chiara delle informazioni; ciò porterebbe a soluzioni superficiali e/o improprie delle problematiche.

Il colloquio anamnestico nella cefalea

L’anamnesi rappresenta il primo fondamentale e imprescindibile atto nel processo di inquadramento diagnostico del paziente. Questa asserzione è particolarmente importante per il paziente con cefalea in quanto un’anamnesi raccolta in modo approfondito e rigoroso può permettere di formulare una diagnosi corretta nella grande maggioranza dei casi.

L’anamnesi familiare per la cefalea

L’anamnesi familiare deve comprendere una parte specifica per la cefalea, dato che diverse Cefalee Primarie (in particolare l’emicrania senza aura) presentano una evidente eredo-familiarità.
Una familiarità per cefalea è, infatti, positiva in oltre il 50% dei pazienti con Emicrania senza Aura; anche nei soggetti affetti da Emicrania con aura e da Cefalea di tipo tensivo cronica non infrequentemente si riscontra una eredo-familiarità. Gli studi sulla possibile familiarità della Cefalea a grappolo appaiono più ardui in considerazione della sua prevalenza nella popolazione generale decisamente minore rispetto all’emicrania e alla cefalea di tipo tensivo.
Sono stati comunque descritti casi familiari anche per tale cefalea mentre non è stata documentata alcuna ereditarietà per la cefalea di tipo tensivo o episodica.

L’anamnesi fisiologica per la cefalea

Per quanto concerne l’anamnesi fisiologica (oltre a considerare lo sviluppo psicofisico, la scolarità, la professione, lo stato civile, il menarca, i cicli mestruali, gravidanze, menopausa, dieta, appetito, alvo, diuresi, allergie verso sostanze e farmaci), appare importante indagare nei pazienti con cefalea le abitudini alimentari, il consumo di sostanze voluttuarie, la tipologia di lavoro, i ritmi sonno veglia, e nelle donne valutare i cicli mestruali e l’eventuale assunzione di estro progestinici.

L’anamnesi specifica per la cefalea

Tutti questi i 15 elementi anamnestici devono essere valutati con estrema attenzione e con dovizia di particolari:

  1. Età di esordio
  2. Andamento della cefalea nel corso del tempo
  3. Tipologia del dolore
  4. Orario di insorgenza e durata delle crisi
  5. Rapidità di insorgenza dell’acme del dolore
  6. Segni e sintomi premonitori
  7. Possibili segni e sintomi indicatori di aura.
  8. Segni e sintomi associati particolarmente prominenti nell’emicrania e pressoché assenti nella cefalea di tipo tensivo
  9. Frequenza mensile delle crisi
  10. Eventuale periodicità nel corso dell’anno (tipica della Cefalea a Grappolo)
  11. Fattori peggiorativi ed eventualmente allevianti il dolore
  12. Comportamento durante le crisi (molto diverso tra le principali Cefalee primarie)
  13. Fattori scatenanti e/o aggravanti le crisi
  14. Possibili comorbidità
  15. Terapie farmacologiche e non impiegate in passato e quelle in atto al momento della valutazione.

L’età di esordio delle diverse cefalee

Analizziamo più in dettaglio alcuni di questi fondamentali elementi anamnestici per quanto concerne l’età di esordio; il picco di incidenza prevalenza per l’Emicrania si verifica tra i 10 e 30 anni mentre la cefalea di tipo tensivo può insorgere a qualsiasi età. L’esordio della cefalea a grappolo avviene mediamente tra i 25 e i 30 anni di età.

Tipologia e intensità del dolore nelle diverse cefalee

Nell’Emicrania il dolore è tipicamente in regione orbito-fronto-temporale, è unilaterale in circa il 60% dei casi, più spesso in sede anteriore con possibilità di modificazione di lato nel corso dello stesso attacco specie se di lunga durata, mentre può essere bilaterale nei restanti casi.
Nella Cefalea di tipo tensivo il dolore è per lo più diffuso, o fronto-temporale bilaterale, talora mal localizzabile. Nelle cefalee autonomiche trigeminali è tipicamente e costantemente unilaterale in sede orbitaria e periorbitaria.
Nelle TACs è strettamente unilaterale in sede orbitaria, sovra orbitaria e/o temporale.
L’intensità del dolore viene, in genere, definita in base alla scala della International Headache Society (IHS): 0 assente, 1 lieve, 2 moderata 3 grave. Il dolore della Cefalea di tipo tensivo è generalmente lieve, mentre nell’Emicrania l’intensità è moderata grave. Il dolore della Cefalea a grappolo presenta un’intensità estremamente severa che quasi sempre viene definito insopportabile.

Segni e sintomi premonitori delle diverse cefalee

I segni e sintomi premonitori sono tipici dell’Emicrania e possono consistere in senso di affaticamento, sonnolenza, sbadigli ripetuti, rigidità cervicale, difficoltà di concentrazione irritabilità, alterazioni dell’umore, depressione talora ricerca quasi compulsiva di alcuni particolari cibi.
Tale quadro clinico può verificarsi alcune ore (ma anche fino a due giorni) prima dell’insorgenza della crisi emicranica.
I segni e i sintomi si accompagnamento costituiscono un elemento clinico molto importante verificandosi nell’emicrania e comprendendo nausea fino al vomito e senso di fastidio per gli stimoli ambientali (luce, colori e talora odori). I segni e i sintomi di accompagnamento sono molto rilevanti anche nelle cefalee autonomiche trigeminali: lacrimazione, congestione nasale fino alla rinorrea; esse sono strettamente omolaterali alla sede del dolore.
I fenomeni di accompagnamento sono quasi sempre assenti nella cefalea di tipo tensivo.

Comportamento del paziente durante le crisi cefalalgiche

È importante anche valutare il comportamento del paziente durante le crisi.
In caso di emicrania a causa dell’intolleranza verso gli stimoli ambientali, il paziente spesso preferisce isolarsi in un luogo buio e silenzioso, seduto o disteso sul letto. In genere le attività quotidiane vengono svolte regolarmente dai soggetti con cefalea di tipo tensivo; la cefalea può ridursi con attività distraenti. Mentre i pazienti con cefalea a grappolo sono gravemente limitati dal dolore e, caratteristicamente, risultano agitati e irrequieti durante gli attacchi e non riescono a stare fermi.

Fattori scatenanti e/o aggravanti le crisi cefalalgiche

Nei pazienti con emicrania è essenziale indagare su possibili fattori scatenanti e/o aggravanti la crisi (dato il loro frequente riscontro in tale cefalea), non solo per avvalorare la diagnosi ma anche per una più corretta gestione terapeutica; si può, infatti così, rimuovere il più possibile tali fattori. Molti attacchi emicranici, tuttavia, insorgono spontaneamente senza, apparentemente, alcuna associazione con altri eventi esogeni oppure endogeni.
È opportuno citare i più comuni fattori scatenanti o aggravanti le crisi. In ordine decrescente di importanza sono: stress psicofisici o rilassamento dopo stress, alterazioni dei bioritmi come riduzione o eccesso di sonno (come, per esempio, può accadere nel fine settimana), fase mestruale e talora anche ovulatoria; più raramente irregolarità nell’assunzione dei pasti, alcuni farmaci (in particolare se vasodilatatori), particolari stimoli ambientali (luci, rumori, odori, esposizione al sole, freddo, vento, ambienti affollati).
Per quanto concerne cibi o bevande, solo l’assunzione di alcool appare un fattore scatenante e aggravante significativo sia per l’emicrania che per la cefalea a grappolo in fase attiva.

Disturbi in comorbidità con le cefalee

È, infine, necessario nella raccolta anamnestica verificare la presenza di eventuali comorbidità per gestire in modo ottimale la terapia di profilassi; tale trattamento può, infatti, essere mirato e personalizzato per il singolo paziente nella sua complessità clinica, considerando come certe terapie possano essere di beneficio sia per la cefalea che per il disturbo in comorbidità con la cefalea stessa.
Vediamo i disturbi che più frequentemente presentano comorbidità con l’emicrania: disturbo depressivo, ansia, panico, patologie cerebrovascolari, epilessia, gambe senza riposo; con la cefalea di tipo tensivo: disturbo depressivo, d’ansia, somatoforme, disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare.

Trattamenti farmacologici e non della cefalea in atto e precedenti

Per stabilire un programma terapeutico più preciso e mirato è indispensabile raccogliere tutte le informazioni possibili sui i trattamenti assunti in precedenza farmacologici e non farmacologici e valutare la terapia in atto. Per ogni trattamento vanno indagate la posologia assunta, la correttezza di assunzione, la sua efficacia clinica e la durata del trattamento in caso di profilassi.

L’ottica olistica nel colloquio anamnestico della persona affetta da mal di testa

La diagnosi e il trattamento del mal di testa sono da effettuare non solo sulla base della Classificazione Internazionale delle Cefalee e delle terapie farmacologiche di sintesi, ma anche attraverso un’ottica olistica dell’essere umano da cui derivano terapie e pratiche salutistiche naturali.
Occorre praticare una Medicina del Buon Senso che è, tra le altre cose, quella che integra tutte le possibilità diagnostiche, terapeutiche e salutistiche possibili per migliorare la qualità della vita del paziente. Occorre partire dal presupposto irrinunciabile che l’essere umano è da considerare una globalità BioPsicoSociale cioè un holos (parola greca traducibile con il concetto di sistema globale) da cui la denominazione di medicina e terapie olistiche. La persona è, dunque, un’organizzazione complessa, di natura biochimica ma soprattutto biofisica, nella quale tutto è collegato e interagisce con tutto e nella quale si può ravvisare un circuito Psico-Neuro-Endocrino-Immuno-Somatologico.
Quindi il colloquio anamnestico dovrà ottenere informazioni utili a 
un intervento curativo naturale e olistico sulla persona affetta da mal di testa. Esso si avvale di un insieme coordinato di discipline terapeutiche: la Fitoterapia, l’Omeopatia Omotossicologica,  la Terapia Fisiologica di Regolazione, il  Counseling con i Fiori di Bach, la Nutraceutica, la Psicoprobiotica i Trattamenti Manuali Riflessologici.
Le terapie e le pratiche salutistiche qui proposte non vogliono sostituire il ruolo della farmacologia di sintesi ove necessaria, ma hanno il senso di una integrazione priva di effetti collaterali negativi e di controindicazioni; ciò al fine di dare un’importante contributo curativo e risolutivo e al fine di evitare la grottesca e beffarda eventualità (sempre più frequente) di Cefalee che si aggravano e si cronicizzano a causa di un abuso di farmaci di sintesi assunti per la terapia della cefalea stessa e/o di altre patologie.

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

MAL DI TESTA: COLLOQUIO ANAMNESTICO ultima modifica: 2019-06-04T11:15:34+02:00 da Dott Michele Iannelli
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