Fiore di White Chestnut

 Ippocastano bianco

 Castagno Amaro

 Castagno d’India

 Aesculus Hippocastanum

“Per quelli che non possono impedire che pensieri, idee, ragionamenti indesiderati entrino nella loro mente. Ciò accade solitamente quando l’interesse del momento non è abbastanza forte da impegnare pienamente la mente.
Pensieri che preoccupano e persistono e che, se temporaneamente allontanati, ritorneranno. Sembrano girare in tondo e causano tortura mentale.
Tale spiacevole presenza toglie la pace ed interferisce con la capacità di concentrarsi sul lavoro e sul piacere quotidiano.”

– Indicazione di Edward Bach

“Le fobie e le ossessioni sono estranee alla coscienza normale come lo sono i sogni per la coscienza vigile, e la loro origine è ignota alla coscienza come quella dei sogni”

– Sigmund Freud

White Chestnut è il fiore di un albero, l’ippocastano bianco, che insieme agli altri 18 rimedi dell’ultima fase della sua scoperta, fu individuato da Bach nella primavera/estate del 1935.
Fa parte del gruppo dei rimedi per coloro che non sentono sufficiente interesse per il presente.

Caratteristiche della persona che si giova di White Chestnut

Il tratto principale di questo stato consiste nel non riuscire ad arginare contenuti mentali reiterativi e soprattutto indesiderati.
Tali contenuti mentali non sono emozioni o sentimenti, ma piuttosto pensieri, idee e ragionamenti: appaiono cioè come prodotti logico-razionali del cervello.
La mente genera qualcosa che le si riverbera contro, causandole una intensa sofferenza, una vera “tortura” come dice Bach.
Non sorprende che un soggetto, in stato White Chestnut, viva in una condizione di stress protratto, con manifestazioni quali insonnia, aritmie, ipertensione etc.
In particolare può accusare quel tipo d’insonnia, definita d’addormentamento che è legata ad iperideazione, all’impossibilità di silenziare la mente e di abbandonarsi al riposo notturno.
Un tale mentale “ruminare”, come un disco di vinile rigato, inevitabilmente determina un distacco dal presente, dalle attuali circostanze dell’esistenza e favorisce quell’anedonia tipica di chi si chiude all’interno di ossessivi vortici ideativi.

White Chestnut nella relazione terapeuta-paziente

La sofferenza di White Chestnut si può toccare con mano, anche quando non è espressa a parole.
Il linguaggio esplicito, strumento della comunicazione verbale, non può essere libero perché è inquinato da idee e ragionamenti circolari e disturbanti, da una “tortura mentale”, come si esprime Bach.
Tale stato del paziente permea il setting con il terapeuta che, a sua volta, può essere “assalito” dalla ripetitività ed impulsività dei pensieri del paziente.
La rigida coazione di questa produttività può indurre il terapeuta a scendere sul terreno delle argomentazioni dissuasive, sulla confutazione di tesi o sulla razionalizzazione di certi processi.
Così facendo il primo rischio è quello di perdere la necessaria distanza e poi di cadere irretito nei rimuginamenti del paziente. Questa occorrenza ostacola il processo terapeutico in quanto ciò di cui il soggetto White Chestnut ha bisogno è di un “altro” che empaticamente ascolti e mantenga la calma, senza giudicare né consigliare.
Un’ “ecologia” della mente potrà essere raggiunta solo favorendo nel paziente la scoperta di possibili altre prospettive che lo leghino, in maniera creativa, al desiderio del suo presente.

Differenze e associazioni con altri rimedi

Il gruppo di fiori indicato per l’“insufficiente interesse per le circostanze presenti” è costituito da sette rimedi.
Le differenze fra loro sono tuttavia molto ben delineate.
Mentre White Chestnut si “assenta” per l’invasione di contenuti mentali coattivi ed ossessivi ed in questo stato si tortura, Clematis si rifugia nel sogno del futuro, come nel minore dei mali.
Honeysuckle invece si volge alla nostalgia del passato, Wild Rose si isola nella rassegnazione, Olive abbandona, ormai esausto e Mustard si chiude nella malinconia.
Quanto infine a Chestnut Bud ciò che si verifica in questo stato, come in White Chestnut, è una tendenza a ripetere, a riproporre modelli inefficaci.
Tuttavia, rispetto a White Chestnut, che soffre di ripresentazioni nella sfera mentale ideativa, il monotono insistere di Chestnut Bud è fondamentalmente di tipo comportamentale.
In effetti ciò che manca a Chestnut Bud è la capacità di apprendere da esperienze che vengono riproposte in serie, mentre ciò che manca a White Chestnut è la possibilità di modificare schemi di pensieri seriali ed indesiderati.
White Chestnut sa di non desiderare quei contenuti, ma non sa come liberarsene.
Chestnut Bud invece, quando scopre il suo errore, non sa far altro che rimanerne sorpreso, senza accedere a nessuna modifica né della sua coscienza, né dei suoi comportamenti.
Possiamo dire che White Chestnut, riuscendo talora ad individuare i suoi obiettivi, è dominato dalla sua condizione disarmonica.
Egli, come uno schiavo, “…non può impedire che…”, e ne soffre, mentre Chestnut Bud manca proprio di strategia dell’agire e non può far altro che constatare ognivolta, e con banale stupore, il fallimento dei suoi tentativi.
Una disposizione White Chestnut protratta, con il suo carico di sofferenza torturante, può indurre nel paziente la convinzione che l’unica via per attenuare il malessere sia il mascheramento. Ecco allora che l’associazione con Agrimony si rivela utile, ricordando la differenza dei due rimedi.
Tanto la tortura di White Chestnut dipende dal distacco dal presente e dal prevalere di un’ opprimente iperproduttività interiore, “sicotica”, per utilizzare un termine di Hahnemann, quanto il tormento di Agrimony è relato all’eccesso di sensibilità verso le influenze mondane attuali e ad uno scarso riconoscimento della propria natura

Armonizzazione dello stato White Chestnut

Per mantenere serena e calma la mente, e rendere superflue le ideazioni ripetitive, si richiede uno stato mentale di comprensione, accettazione di sé stessi e delle proprie relazioni mondane. È questo il primo gradino verso la costruzione di quell’ordine interiore che vanifica l’inconscia necessità di pensieri ossessivi.
White Chestnut aiuta a ricostituire calma e silenzio creativo.
Solo nello svuotamento di abituali e parassite presenze è possibile conoscere sé stessi e far emergere valori e significati, fino a quel momento latenti.

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

FLORITERAPIA DI BACH: WHITE CHESTNUT ultima modifica: 2019-09-24T10:09:02+02:00 da Dott Michele Iannelli
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