“Le pretese schiavizzano chi le accampa … molto di più di chi le subisce!”

– Dott. Michele Iannelli

Sempre più spesso, a partire da questo ultimo decennio di attività, mi trovo a mettere in risalto ai miei pazienti il seguente concetto: ”L’unica cosa che possiamo veramente pretendere dagli altri è il rispetto del codice civile e penale; per il resto ognuno ha il sacrosanto diritto di fare ciò che vuole”.
Attraverso specifiche modalità, tecniche e contesti (setting), la Psicoterapia Umanistico Olistica e il Counseling Umanistico Olistico restituiscono alla consapevolezza della persona in cura gli elementi complessi e inconsci che la penalizzano: le sue paure, le angosce, i traumi, i conflitti, le strategie di sopravvivenza, le tattiche difensive e i dogmi che il soggetto ha, pian piano, creato in sé, senza rendersene conto.
Sono questi, in buona sostanza, i fattori che generano un’interazione disfunzionale con la realtà (interiore ed esteriore). Maggiore è l’influsso di queste potenti impulsi sotterranei sulla nostra vita e maggiore sarà l’alterazione esistenziale; essa darà segno di sé attraverso vissuti, condotte e stili connotati da rigidità, automatismo, disistima, ansia, conflittualità, schematismo, eccessiva tensione, auto ed etero castrazione, conformismo, smarrimento dei valori e del senso dell’esistenza, tristezza, dogmatismo, senso di colpa, stasi, rinuncia e chiusura autarchica.
Si attua, in sintesi, una coazione a ripetere, in tutte le occasioni significative, di una sorta di copione sempre insoddisfacente. Tutto ciò si concretizza in ultima analisi nello star male, poiché non solo questi complessi inconsci sono estremamente destabilizzanti, ma anche perché allontanano dal e celano all’essere umano il suo stesso nucleo più sano, genuino e fecondo di sé (quello che Edward Bach, medico gallese e fondatore della Floriterapia, denominava Vero Sé); essi, inoltre, bloccano e disattivano l’Inconscio Superiore (cioè quell’insieme di qualità positive e risorse ipotizzate dallo psichiatra Roberto Assagioli, fondatore della Psicosintesi).

Che cosa è la pretesa e cosa la differenzia dall’aspettativa?

La pretesa è di certo una della possibili e nevrotiche strategie di sopravvivenza; oggi sempre più diffusa e sempre più responsabile della sofferenza della persona che la attua.

La pretesa è definibile come uno stile di relazione con se stessi e con gli altri; essa è caratterizzata da una massiccia e rigida autoreferenzialità; si manifesta nel non tener conto della libera opportunità delle persone di essere in modo diverso da come noi le vorremmo.

L’aspettativa è, invece, un concetto che si riferisce a quell’insieme complesso di previsioni, ragionevolmente realistiche, che la persona ha e mette in atto nei confronti degli altri individui e delle istituzioni che compongono la collettività.

L’aspettativa è ciò che permette la fioritura multicolore della nostra vita, è ciò che offre significato e buon sapore all’esistenza, è ciò che fornisce energia alla nostra creatività. La formazione di un solido sistema di aspettative produce etica e solidarietà e dissolve la cupa ombra dell’indifferenza e del nichilismo.

Etiopatogenesi della pretesa

La pretesa può essere considerata metaforicamente come la degenerazione neoplastica del fisiologico sistema delle aspettative.
Ogni percorso personale che porta a questa degenerazione è un caso a se stante; in buona sostanza si possono indicare alcuni elementi comuni e fondanti. Innanzitutto, diciamo che i presupposti e le cause della pretesa hanno delle radici molto precoci.
Il processo evolutivo del bambino è, infatti, immediatamente e fortemente influenzato dal contesto in cui si svolge. Se avviene in una condizione sufficientemente buona, caratterizzata cioè da relazioni basate su condivisione, intesa, sintonizzazione e riconoscimento di identità, se, in altri termini, si è creato un clima in cui vige empatia, accettazione, rispetto, coerenza di messaggi e, in ultima analisi, amore, ci saranno ottime probabilità che la persona possa instaurare un buon processo dialettico con se stesso e con i referenti esterni; ciò sarà foriero di ottime possibilità evolutive, che si sostanzieranno in uno stato di benessere. Un segno importante in tal senso sarà dato dall’attitudine a contenere i bisogni e le dipendenze nell’ambito della fisiologia e a riconoscere i limiti e i confini tra noi e gli altri. Saremo, cioè, in grado di amare, di essere solidali e di empatizzare; potremo impegnarci proficuamente e con saggezza nel lavoro, nello sport, nello studio e nelle altre attività sociali senza diventare pretenziosi e schiavi in questi ambiti. Riusciremo a fare scelte di grande importanza relazionale ed esistenziale ma anche a operare, sia pure con rammarico, opportune rinunce e distacchi. Saremo capaci di ottemperare ai nostri bisogni basilari senza trascendere in dannose esagerazioni.

Se, al contrario, la crescita sarà caratterizzata da privazioni e/o distorsioni affettive, relazionali e materiali la persona tenderà a mettere in atto (a partire dalle sue ferite, paure e angosce) una serie di adattamenti e reazioni inconsce che si potranno, tra l’altro, sostanziare in un insieme variegato e ampio di segni e sintomi.

Un esempio di pretesa tratto dalla pratica clinica: la scelta nevrotica del partner

Nella pratica clinica si riscontra spesso una forma subdola, inconscia e ostinata di pretesa.
Si tratta di alcuni pazienti che sentono di aver sofferto carenze e distorsioni alquanto gravi nelle relazioni genitoriali. Queste persone hanno talmente patito per queste circostanze dolorose che non sono in grado di immettersi in un percorso sanamente riparativo; non sono cioè in grado, per esempio, di creare un rapporto soddisfacente, cooperativo e costruttivo da vivere con serenità scegliendosi un compagno o una compagna che possa realmente offrire loro ciò che è mancato.
Essi rimangono così invischiati nella pretesa di una illusoria rivincita: essere amati come loro avrebbero voluto dai loro genitori; si imbarcano, così, in una missione impossibile che generalmente li immette in un doloroso e ripetitivo vicolo cieco.
In questi casi, la strategia è molto chiara e subdola al tempo stesso. Essa, infatti, consiste nella potentissima e sotterranea pretesa di ricevere ciò che ritengono essere mancato da facsimili dei propri genitori; l’aporia della situazione è lampante: se si vuole ricevere ciò che i genitori, loro malgrado, non sono riusciti a dare, come ci riuscirà un loro facsimile? Eppure il fascino irresistibile e inconscio di questa opzione è più forte di tutto. È mancata l’empatia? Guarda caso, ci si mette con un partner gelido come un ingegnere meccanico totalmente autoreferenziale; si attribuisce ai genitori una sorta di malattia mentale? Fatalità, ci si ritrova accanto come compagni una serie casi umani. È mancata la libertà? Ci si sposa con un despota manifesto o, peggio ancora, subdolo.
Si passano così anni a cambiare partner, ad accumulare tali e tante frustrazioni, rabbie e delusioni e, nei casi più gravi e acuti, si rischia seriamente di finire sulla pagina di cronaca nera del giornale della propria città.

Terapia di coppia

Trasformare la pretesa in sana aspettativa con la psicoterapia e il counseling

Affinché ciò avvenga occorre portare avanti un minuzioso, instancabile e paziente lavoro di Psicoterapia Olistica Umanistica o di Counseling Umanistico Olistico.
Si, deve, a mio parere, creare una sorta di laboratorio in cui la persona in difficoltà e il professionista operino con uno spirito di collaborazione e alleanza. Una buona relazione medico-paziente è, infatti, il campo e il presupposto fondamentale per trasformare delle patologiche pretese in una sano sistema di aspettative.
Occorre costruire un puzzle attraverso una meticolosa composizione; ciascun tassello inconscio della sofferenza assume, così, visibilità colorandolo dei significati, delle collocazioni, dei contorni e delle motivazioni proprie e specifiche di quella persona. I sintomi e i segni derivanti dalla sofferenza non sono, infatti, nemici da sopprimere, ma segnali da accogliere, decifrare e comprendere; solo così potranno svanire, più o meno gradualmente, avendo espletato il loro compito e non sussistendo, quindi, più la loro ragione di essere.
Bisogna non solo far luce sulle fonti della sofferenza, ma anche puntare, con il massimo della determinazione, a illuminare e attivare i talenti, le vocazioni, le risorse, l’autenticità, la flessibilità, l’indipendenza e la creatività della persona penalizzate dai meccanismi della pretesa.
La Psicoterapia o il Counseling  offrono, dunque, la possibilità di effettuare un lavoro che permette di ampliare la conoscenza, la coscienza e la consapevolezza sia delle dinamiche sfavorevoli, sia di quelle virtuose.
I meccanismi inconsci delle pretesa, sciogliendosi come neve al sole della consapevolezza, lasciano spazio alle sane aspettative.
Dalla coazione a ripetere e dall’automatismo si passa alla libera scelta; le delusioni (molto numerose e intense quando vige la pretesa), invece, di rafforzare lo stato patologico diventano esperienze ben gestibili, evolutive e salutogenetiche in quanto utili a scegliere sempre di più e meglio ciò che è in risonanza con il proprio Vero sé.

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

DALLA PRETESA ALLA SANA ASPETTATIVA GRAZIE ALLA PSICOTERAPIA E AL COUNSELING ultima modifica: 2019-08-19T11:14:09+02:00 da Dott Michele Iannelli
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