Fiore di Bach Rock Rose

Eliàntemo

Helianthemum nummularium

« Finora ignoravo cosa fosse il terrore: ormai lo so. È come se una mano di ghiaccio si posasse sul cuore. È come se il cuore palpitasse, fino a schiantarsi, in un vuoto abisso. »

– Oscar Wilde

Indicazione di Edward Bach:

“Il rimedio d’emergenza per i casi che appaiono senza speranza. In incidenti o malattia improvvisa, o quando il paziente è molto spaventato o terrorizzato, o se le sue condizioni sono tanto serie da provocare grande paura a chi gli sta intorno. Se il paziente è incosciente, si può inumidirgli le labbra con il rimedio. Altri rimedi possono essere aggiunti, se necessario, come ad esempio, in caso di svenimento, che è uno stato di sonno profondo, Clematis; se c’è tortura mentale, Agrimony etc.”

Rock Rose è l’ultimo fiore di quei Dodici Guaritori che, nelle prime intenzioni di Bach, avrebbero dovuto svolgere un’azione di armonizzazione”tipologica”

In realtà, nella definitiva sistematizzazione, è il primo e il più”situazionale” dei fiori del primo gruppo clinico”per coloro che hanno paura”.

Secondo la Weeks, Bach individuò questo fiore per svolgere quella stessa rapida ed efficace azione curativa, di cui egli si sentiva dotato, come persona, e non solo come medico, in quelle situazioni di emergenza in cui non c’era tempo da perdere. In altri termini un fiore che “lo sostituisse”, grazie all’effetto simile alla sua azione taumaturgica.

Caratteristiche della persona che si giova di Rock Rose

Il soggetto appare molto spaventato o in preda al terrore; un terrore, in quanto tale, non controllabile e del quale la persona è in balia.
È ciò che si verifica nelle situazioni di emergenza oggettiva, in cui, quando vien meno la speranza, tutti gli astanti sembrano condividere la medesima grande paura. È lo stato emozionale, accompagnato da fenomeni somatoformi, quali stretta al cuore, fame d’aria, sensazione di morte imminente, con cui si manifestano gli attacchi di panico. In altri termini la sintomatologia che domina il soggetto è la manifestazione di forze istintive, tanto arcaiche, quanto represse e tenute a bada da un io logico/razionale.
Forze che tuttavia, dai meandri nascosti della psiche, continuano ad agire, e, in certe circostanze di allentamento del controllo dell’io, a svelarsi.
Ciò è rappresentato, secondo il mito greco, dal dio Pan, simbolo della forza primitiva e incontrollabile della natura, che si annuncia ai pastori di greggi con il suo inconfondibile, quanto inspiegabile e spaventevole urlo.
La crisi di terror panico è subitanea e imprevedibile nel suo scatenarsi.
Così il soggetto che ne soffre, dopo una crisi superata, vive nell’apprensione anticipatoria della prossima.
Nella descrizione del fiore compaiono inoltre altri due aspetti particolari: il primo è un’indicazione “situazionale” e “oggettiva”, alla somministrazione del rimedio, perché non riguarda solo lo stato d’animo e il comportamento del paziente, ma la “grande paura” di chi gli sta intorno; il secondo è che rende esplicita la possibilità e l’opportunità di associare diversi rimedi floreali.

Rock Rose nella relazione terapeuta-paziente

Lo stato di terrore del paziente può”contaminare” il terapeuta, nel senso di trasferire a quest’ultimo una grande difficoltà a mantenere una prospettiva di controllo e di miglioramento, quando”sembra che non ci sia più speranza”.
In effetti lo stato di emergenza permea l’atmosfera e il panico transita nello spazio tra paziente e terapeuta. Questo quando entrambi condividono l’esperienza di una situazione limite.
Più frequentemente il terrore è rievocato dalla narrazione del paziente e dalla sua storia.
In tal caso il fiore può essere consigliato dal terapeuta come un rimedio di pronto soccorso, di cui il paziente può servirsi “al bisogno”, ad esempio durante una crisi di panico o altre circostanze terrifiche, come descritto da Bach, sia di carattere soggettivo che oggettivo.
Un’ulteriore possibile evenienza consiste nel fatto che il terapeuta non riesca ad entrare in rapporto con null’altro del paziente che non sia la sua paralizzante paura e ne rimanga avvolto, implicitamente aderendo alla natura oscura delle forze istintive che ne sono all’origine.

Differenze e associazioni con altri rimedi

Una prima distinzione concerne il fatto che Rock Rose è indicato in una situazione obiettivamente critica, d’emergenza, per il paziente come per tutti i presenti.
Tuttavia al di fuori di tali circostanze di gravità oggettiva, di rischio vitale, e sul piano dello stato d’animo soggettivo, ciò che caratterizza e distingue Rock Rose, dagli altri rimedi, è il fatto che la sua paura così intensa, quale lo stato di terrore che accompagna ad esempio una crisi di panico, comporta l’annullamento d’ogni strategia di uscita.
Ne deriva uno stile di comportamento, in genere rigido e senza alternative, che sovente non consente altro che una corsa ad un pronto soccorso, unico luogo ove sarà possibile un’efficace, quanto effimera rassicurazione.
Una diagnosi differenziale si può porre con lo stato Cherry Plum che è caratterizzato da un’intensa paura, magari analoga, quanto ad intensità, a quella di Rock Rose, ma diversa e più differenziata nei contenuti. Cherry Plum infatti teme di perdere specificamente la ragione e il controllo.
Sul piano comportamentale, mentre Cherry Plum si ferma, impaurito, sul confine che lo trattiene da quella potenziale perdita, la grande paura di Rock Rose talora, di fatto, induce ad un’effettiva perdita di autocontrollo, essendo quella paura così invasiva da non consentire alcuna elaborazione “tematica” di quel terrore.
Cherry Plum “tiene a bada” le forze istintive, si sforza di non perdere quel controllo che teme gli sfugga e organizza in qualche modo, anche se in maniera confusa, il contenuto mentale centrato sul “perdere la ragione e fare cose terribili e spaventose”. Il risultato conseguente è il poter ricorrere ad una qualche forma di evitamento fobico.
Rock Rose invece si fa dominare e invadere da impulsi oscuri e minacciosi, in preda al terrore.
Cherry Plum teme gli impulsi e fa di tutto per fronteggiarli ma, non comprendendoli, rimane vittima di un circolo vizioso, in quanto quegli impulsi tanto vengono allontanati e tanto si ripresentano.
Tuttavia, essendo i due rimedi sinergici, entrambi vengono impiegati per la preparazione dei composti Rescue Remedy e Rescue Night.
L’intensità della paura, terrifica, inglobante differenzia Rock Rose da Mimulus, ma anche da Aspen, anche se quest’ultimo rimedio ignora, come talvolta Rock Rose, nelle situazioni d’indefinizione dell’oggetto fobico, l’origine di quell’emozione.
Rock Rose, come accennato, viene utilizzato nella formulazione dell’unico rimedio composto della Floriterapia di Bach, Rescue Remedy, cioè un rimedio che attiva risorse, nelle situazioni che necessitano di soccorso.
Quindi Rock Rose, già di per sé definito da Bach “il rimedio d’emergenza”, entra nella costituzione di un rimedio più ampio di soccorso, il Rescue Remedy, che corrisponde agli stati mentali dei cinque fiori che lo costituiscono.
Vale a dire, oltre a Rock Rose, Clematis, Cherry Plum, Impatiens e Star of Bethlehem.
Il Rescue Remedy pertanto, oltre ad un suo possibile impiego specifico come trentanovesimo rimedio unico, pur essendo un composto, viene utilizzato, in maniera aspecifica, in tutte le situazioni di stress psicofisico ove sia necessario un rapido soccorso. Ossia quando è necessario armonizzare le molteplici forme di sofferenza, emergenti in una situazione critica, che possono essere alleviate dall’insieme sinergico dei fiori.
Quando invece, in analoghe circostanze d’emergenza, la manifestazione clinica è unicamente espressa dal terrore e dalle altre caratteristiche che individuano Rock Rose, sarà opportuno utilizzare quest’ultimo, quale specifico ed elettivo rimedio.

Donna in stato di ansia e paura

Armonizzazione dello stato Rock Rose

L’azione del fiore è in primo luogo indirizzata alla protezione in tutte quelle condizioni oggettivamente minacciose e/o soggettivamente vissute come tali.
In secondo luogo, Rock Rose favorisce, nelle sue manifestazioni corporee e mentali, il passaggio dal terrore, dalla perdita di autocontrollo e dall’autoparalisi alla comprensione di quelle forze ancestrali, istintive e nascoste, che, se ignorate, alimentano le crisi di panico.
Infine, il fiore fornisce, sul piano emozionale e comportamentale, durante una situazione limite, un fondamentale apporto energetico che, come il giallo disco solare, preserva la vita e insieme apre al coraggio e alla possibilità.

Clinica

Il signor Teo richiede un appuntamento urgente. Si tratta di un uomo alto e robusto di circa quaranta anni. È teso, pallido, impaurito, accenna ad un sorriso che sembra piuttosto una contrattura di muscoli mimici, una smorfia di preoccupazione.
La sua narrazione è insieme concitata e interrotta da frequenti pause, come per riprendere il fiato.
Racconta il sintomo che lo angoscia: “… nel ritornare a casa, dopo il lavoro, mentre guido la mia macchina, ed è la seconda volta che mi accade in breve tempo, mi assale una grande paura, mi manca il respiro, ho la sensazione di morire… una stretta qui (indica il torace), comincio a sudare… allora mi accosto, fermo l’automobile, esco, passeggio un pò, faccio dei grandi respiri e piano piano mi passa. Dopo il primo di questi episodi, circa venti giorni fa, sono andato da un cardiologo che mi ha sottoposto a tutti gli accertamenti necessari… ha escluso problemi cardiaci e mi ha prescritto il farmaco Xanax, minimizzando il tutto…”
Il signor Teo prosegue il suo racconto: “… dopo quella prima crisi, che pure mi aveva preoccupato, ho deciso, seguendo quanto mi aveva detto il cardiologo, di non pensarci, di non ritornarci su, ma questa seconda volta mi ha preso in contropiede, non me l’aspettavo, ho inghiottito lo Xanax, senza nessuno effetto… la macchina diventa come una bara, non ho via d’uscita, se non quella di scendere nel più breve tempo possibile e allontanarmi… gli altri, gli automobilisti, i passanti non mi sono di nessun aiuto, aiuto che peraltro non richiedo…”
Il signor Teo ha dunque manifestato due attacchi di panico, a distanza di poche settimane l’uno dall’altro. Attacchi imprevisti e da lui inspiegabili.
La sua domanda densa d’angoscia è: “… che cosa mi sta accadendo?”
Il suo vissuto è di essere in balia di qualcosa di misterioso, minaccioso e preoccupante che lo atterrisce e gli genera la sensazione di mancanza di vie d’uscita e di morte imminente.
Il paziente è un imprenditore che si è “fatto da solo”, si è sposato giovane, ha avuto due figli e la moglie collabora con lui nell’impresa familiare. Egli non individua alcuna area “critica” nella sua vita.
Nel raccontarsi emerge tuttavia un carattere dipendente dalla figura paterna e un processo di separazione da entrambe le figure genitoriali non armonicamente concluso.
Il fatto poi che la circostanza di scatenamento dell’attacco di panico sia stata la stessa nei due episodi e cioè il ritorno a casa, dopo il lavoro, in automobile, appare al signor Teo del tutto casuale.
Egli pensa di essere un pò “esaurito” e di aver bisogno di una cura ricostituente (Hornbeam).
Dal momento che il suo stato d’animo corrisponde, nell’attualità, al rimedio Hornbeam e che il terrore è rimasto circoscritto, nel racconto del paziente, alla doppia situazione d’emergenza vissuta, gli viene prescritto Hornbeam quattro volte al giorno e Rock Rose, durante un’eventuale nuova crisi, da assumere ripetutamente fino al suo superamento.
In tal modo il rimedio, da tenere sempre a disposizione, oltre a modulare l’emozione terrifica, svolge la funzione di strumento dell’emergenza impiegabile dal paziente stesso che così può, quanto meno, provare a dirigere la situazione, rompendo l’abituale stile comportamentale dell’”essere in balia di”.
Nel secondo incontro tuttavia, nel manifestare apprensione e paura per una possibile terza crisi (Mimulus), il signor Teo comincia a riflettere proprio circa la circostanza spazio-temporale di scatenamento, ossia durante il ritorno a casa in automobile. Emergono così vissuti di “gabbia”, di “costrizione” che accompagnano Teo in quel tragitto da alcuni mesi.
Egli stesso mette in relazione quello stato alla percezione/convinzione di non essere “capito” in famiglia, di non essere “riconosciuto” e di non riuscire a comunicare in maniera efficace con la moglie/coimpresaria.
Pur riconoscendo che tali stati d’animo, fonte di sofferenza e tormento interiore, erano divenuti sempre più intensi, nei mesi precedenti la prima crisi, la strategia comportamentale adottata dal paziente non si era modificata, mostrando egli sempre le sue abituali caratteristiche pragmatiche, razionali ed evitanti (Agrimony).
L’attacco di panico, poi ripetutosi, ha rappresentato l’unica modalità a “portata di mano” del paziente per “mettere all’ordine del giorno” e rendere manifeste, sul piano somatomentale, cariche psichiche, altrimenti negate e chiuse in soffitta.

Ciò significa che nell’attualità del setting terapeutico, quel panico caotico e anarchico comincia ad essere tematizzato.
Mantenendo la prescrizione di Rock Rose, con le precedenti indicazioni d’uso, fu sostituito Hornbeam con Mimulus, per il timore espresso dal paziente della possibile ripetizione degli attacchi.
Da allora, con la progressiva consapevolezza del paziente, il suo smarrimento caotico e angoscioso ha cominciato a trovare una chiave di lettura.
A ciò ha corrisposto l’intenzione di un approfondimento circa il significato delle sue relazioni familiari.
Soprattutto la progressiva coscienza di un conflitto personale tra “appartenenza ed erranza”, accompagnata dalla cognizione che la qualità della comunicazione, all’interno della famiglia, non è un “dato immodificabile o marginale”.
Il rispetto delle caratteristiche dell’altro non equivale all’accettazione rassegnata di una situazione che poi “esplode” nelle crisi di panico del soggetto più “sensibile” e “fragile”, sensibilità e fragilità proprie del piccolo fiore Rock Rose, ma, in primis, attraverso il riconoscimento interiore e poi attraverso un’apertura comunicativa dei propri problematici sentimenti.
Si tratta cioè di saggiare la disponibilità dell’altro, non rinunciandovi a priori, nello stesso modo in cui Rock Rose non rinuncia ad aprire al sole, anche per un unico giorno, i suoi effimeri e delicati petali.

Donna in stato di ansia e pauraDonna in stato di ansia e paura

"CONOSCERE SE STESSI E GLI ALTRI ATTRAVERSO LA FLORITERAPIA DI BACH"

17 Marzo 2019

Organizzato dall'Associazione Culturale iLIVE

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

FLORITERAPIA DI BACH: ROCK ROSE ultima modifica: 2019-01-11T20:17:47+01:00 da Dott Michele Iannelli
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