I contenuti dell’inconscio

Se le relazioni con la coppia genitoriale, non vanno per il meglio, la persona, nell’infanzia prima e nell’adolescenza poi, sarà indotta, a partire dalle sue “ferite dell’anima”, a mettere in atto una serie di credenze dogmatiche, di adattamenti e reazioni che sono costruite e funzionano in maniera sostanzialmente inconscia.
I contenuti inconsci di ciascuno di noi sono, quindi, estremamente personali e variegati ma possono essere così categorizzati: immagini di sé considerate inconciliabili con le idealizzazioni, conflitti, traumi, modalità rigide di lettura della realtà ma, anche un’insieme intricato, complesso e variegato di tattiche difensive e strategie di sopravvivenza.

Inconscio e P.N.E.I.S.

Maggiore è l’influsso di questo tipo di elementi inconsci sulla nostra vita e maggiore sarà l’alterazione esistenziale e somatica. È opportuno rilevare, infatti, che il prevalere di questi fattori inconsci destabilizzanti, attraverso croniche emozioni “negative” e tamburellanti pensieri disturbatori e allontanandoci dalla nostra essenza più autentica, apporta un disordine  più o meno generalizzato e progressivo nel nostro sistema PsicoNeuroEndocrinoImmunoSomatologico (P.N.E.I.S.). Questi elementi inconsci causano, infatti, nel nostro “essere” auto intossicazione, maggiore permeabilità nei confronti delle tossine provenienti dall’esterno, indebolimento delle difese immunitarie, deplezione di elementi nutrizionali, ossidazione, acidificazione e distorsioni posturali e strutturali.

Non voglio vedere! Possibile strategia dell’inconscio che può ledere l’occhio

È, dunque, del tutto ipotizzabile che, oltre i generici e variegati (ma comunque potentissimi) influssi negativi inconsci che ledono la funzione visiva, possano sussistere delle strategie di sopravvivenza sotterranee che riguardano più da vicino la funzione visiva e che siano più direttamente correlabili, da un punto di vista analogico, con alterazioni visive come, ad esempio le miopie da spasmo accomodativo, il glaucoma, le retinopatie etc.
La persona per difendersi e per sfuggire da atmosfere esistenziali particolarmente penose e opprimenti potrebbe mettere in atto una strategia di sopravvivenza che abbia l’obiettivo inconscio di oscurare nel vero senso della parola una realtà che è vissuta come poco sopportabile. Ciò si realizzerebbe attraverso un’attività sottotraccia (di natura biochimica, bioenergetica e biomeccanica) di numerosi elementi tra cui citiamo quelli più palpabili: i neurotrasmettitori, le citochine, gli ormoni e i fattori di crescita.

Comorbidità psico-oftalmica e interventi medici

Numerosi studi confermano che vi è una netta evidenza che stati di sofferenza e patologie di natura psichica possano essere una importante concausa di alterazione del funzionamento dell’apparato visivo.
Un’altra questione importante da tener presente è che la persona affetta da patologie oculari particolarmente severe (come la maculopatia o il glaucoma) può non solo soffrire di stati ansiosi e/o depressivi ma che può porre in atto meccanismi difensivi inconsci di negazione che lo portano a sottovalutare la patologia e a non essere ligio alle indicazioni terapeutiche.
È opportuno, dunque, che l’oculista non si consideri un mero tecnico e che non dimentichi di essere un medico che può e deve attivare le sue capacità di accoglienza e relazione da adattare alle specificità della persona. In alcuni casi più difficoltosi, può e deve consigliare il paziente di rivolgersi a un medico in grado di svolgere una vera attività di counseling clinico.

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

PSICHE E OCCHIO: DALL’INCONSCIO ALLA P.N.E.I.S. ultima modifica: 2019-10-11T11:57:18+02:00 da Dott Michele Iannelli
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