Una giornata alla Scuola Romana Rorschach

Nella metà degli anni 90 del secolo scorso, lavoravo come medico specialista in Psicologia Clinica presso il Consultorio Psicologico dell’Ospedale Militare nella Citta Militare della Cecchignola a Roma.
Tutti noi operatori del Consultorio ci recammo un giorno per partecipare a una conferenza-lezione organizzata per noi presso la Scuola Romana Rorschach (centro di studio e di somministrazione dello straordinario test proiettivo ideato dal medico psichiatra svizzero Hermann Rorschach).
La Scuola Romana Rorschach aveva accumulato, già all’epoca, nel suo archivio, più di centomila test effettuati a partire dagli anni 20. L’allora presidente del prestigioso Istituto, Salvatore Parisi, affermò che avrebbero potuto, con quella immane documentazione, tracciare la storia psicosociale dell’Italia.
Quello che però mi colpi di più è ciò che condivise con noi: si trattava delle sue preoccupazioni relative a quanto stavano osservando, in quegli ultimi anni, nei test somministrati nelle fasce più giovanili: non era più possibile riconoscere “alla cieca”, sulla base delle risposte al test, (come succedeva precedentemente) il sesso del soggetto testato; appariva, mediamente, aumentata in modo significativo l’aggressività; risultava, in media, diminuita considerevolmente la capacità di comprendere e analizzare le questioni con “spirito critico”.

Un articolo sulla diminuzione della Intelligenza: l’inversione dell’effetto Flynn

Quando ho letto lo scritto, qui di seguito riportato, del dottor Christophe Clavé mi sono immediatamente ricordato di quella giornata alla Scuola Romana Rorschach.
L’articolo in questione notifica, evidenzia e commenta l’inversione dell’effetto Flynn.
James Robert Flynn è stato uno psicologo e docente universitario, nato negli Stati Uniti e naturalizzato neozelandese; la sua notorietà è dovuta ai suoi studi sull’intelligenza umana. Per Effetto Flynn s’intende l’aumento del quoziente intellettivo medio riscontrato nella popolazione mondiale a partire dagli anni trenta del secolo scorso; dall’ anno duemila in poi, però, è stata registrata, nei paesi sviluppati, e quindi anche in Italia, un Effetto Flynn capovolto: in buona sostanza il quoziente intellettivo medio non solo ha smesso di salire ma sta diminuendo.

Pubblico con piacere, dunque, questo recentissimo articolo evidenziando in neretto le parti che, purtroppo, confermano ciò che fu detto, in quella giornata degli anni 90, alla Scuola Romana Rorschach.

L’articolo di Christophe Clavé, politologo

« Il QI medio della popolazione mondiale, che dal dopoguerra alla fine degli anni ’90 era sempre aumentato, nell’ultimo ventennio è invece in diminuzione…
È l’inversione dell’effetto Flynn.
Sembra che il livello d’intelligenza misurato dai test diminuisca nei paesi più sviluppati.
Molte possono essere le cause di questo fenomeno.
Una di queste potrebbe essere l’impoverimento del linguaggio.
Diversi studi dimostrano infatti la diminuzione della conoscenza lessicale e l’impoverimento della lingua: non si tratta solo della riduzione del vocabolario utilizzato, ma anche delle sottigliezze linguistiche che permettono di elaborare e formulare un pensiero complesso.
La graduale scomparsa dei tempi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.
La semplificazione dei tutorial, la scomparsa delle maiuscole e della punteggiatura sono esempi di “colpi mortali” alla precisione e alla varietà dell’espressione.
Solo un esempio: eliminare la parola “signorina” (ormai desueta) non vuol dire solo rinunciare all’estetica di una parola, ma anche promuovere involontariamente l’idea che tra una bambina e una donna non ci siano fasi intermedie.
Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero.
Gli studi hanno dimostrato come parte della violenza nella sfera pubblica e privata derivi direttamente dall’incapacità di descrivere le proprie emozioni attraverso le parole.
Senza parole per costruire un ragionamento, il pensiero complesso è reso impossibile.
Più povero è il linguaggio, più il pensiero scompare.
La storia è ricca di esempi e molti libri (Georges Orwell – “1984”; Ray Bradbury – “Fahrenheit 451”) hanno raccontato come tutti i regimi totalitari hanno sempre ostacolato il pensiero, attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole.
Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c’è pensiero senza parole.
Come si può costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza il condizionale?
Come si può prendere in considerazione il futuro senza una coniugazione al futuro?
Come è possibile catturare una temporalità, una successione di elementi nel tempo, siano essi passati o futuri, e la loro durata relativa, senza una lingua che distingue tra ciò che avrebbe potuto essere, ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrebbe essere, e ciò che sarà dopo che ciò che sarebbe potuto accadere, è realmente accaduto?
Cari genitori e insegnanti: facciamo parlare, leggere e scrivere i nostri figli, i nostri studenti. Insegnare e praticare la lingua nelle sue forme più diverse. Anche se sembra complicata. Soprattutto se è complicata.
Perché in questo sforzo c’è la libertà.
Coloro che affermano la necessità di semplificare l’ortografia, scontare la lingua dei suoi “difetti”, abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità, sono i veri artefici dell’impoverimento della mente umana.
Non c’è libertà senza necessità.
Non c’è bellezza senza il pensiero della bellezza. »

CHRISTOPHE CLAVÉ, POLITOLOGO

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

INTELLIGENZA IN DISCESA: UMANITA’ IN CADUTA? ultima modifica: 2021-04-16T19:50:00+02:00 da Dott Michele Iannelli
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