Fiore di Bach Gentian

 Genziana autunnale

 Gentiana amarella

“Quelli che si scoraggiano facilmente. Essi possono migliorare progressivamente in condizione di malattia o nei loro impegni quotidiani, ma ogni piccolo ritardo nella vita, o impedimento nel procedere, causa loro dubbio e subito li demoralizza.”

– Indicazione di Edward Bach

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“Accendere un fiammifero vale infinitamente di più che maledire l’oscurità.”

– Don Tonino Bello

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Gentian è l’undicesimo guaritore (il penultimo) scoperto da Edward Bach. Fa parte del gruppo dei rimedi “per coloro che soffrono di incertezza”.
Egli aveva cercato il fiore fin dal luglio del 1931.
“Fu solo alla fine di settembre che [Bach] trovò una pianta di Gentian in fiore su una collina del Kent, vicino ai tornanti del Pilgris’Way e immediatamente ne utilizzò i boccioli per preparare il rimedio”.
Fra le numerose specie di genziana, Bach impiegò quella amarella, o autunnale, proprio per le sue caratteristiche di pianta amara e digestiva e forse anche per l’analogia tra l’autunno e lo scoraggiamento che può sopraggiungere in quella stagione, con la caduta energetica dopo l’esplosione estiva.

Caratteristiche della persona che si giova di Gentian

Il soggetto che manifesta il tratto Gentian (ricordiamo che il fiore, come tutti i Guaritori, è un rimedio tipologico) tende a scoraggiarsi per “ogni piccolo ritardo od impedimento”.
Ostacoli che sebbene di scarsa rilevanza, non vengono digeriti, in quanto è il soggetto stesso che ne amplifica l’importanza, fino ad entrare in uno stato d’incertezza e di abbattimento.
Tale fragilità rinvia alla riflessione essenziale sul rapporto tra salute e malattia del sistema di Bach.
Qual’ è il messaggio che traspare dal malessere di Gentian? Per questa personalità, la distanza dal Sé superiore si manifesta in una percezione fallimentare della realtà. Tale percezione avvilisce ed alimenta incertezza, donde la collocazione del fiore in questo gruppo.
E’ bene sottolineare che tale scarsa determinazione non è un “a priori” esistenziale, ma deriva dal peso eccessivo che il soggetto, in questo stato, attribuisce ad imprevisti della dinamica della vita, seppur di scarsa rilevanza.
Una personalità dipendente e reattiva fuori misura, rigida, scarsamente flessibile e facile allo scoraggiamento quotidiano, tenderà ad ingigantire mentalmente gli ostacoli ed a vivere, più che l’esperienza nel suo dipanarsi reale, la connotazione morale di un fallimento.
Bassa soglia a possibili frustrazioni, erronea attribuzione di valore a circostanze della vita (disvalutazioni), riduzione del tono dell’umore fanno sì che il tratto della sfiducia confluisca in quello dell’incertezza: “…ogni piccolo ritardo nella vita od impedimento causa loro dubbio e li demoralizza”.
Si scoraggia chi non percepisce più il Sé, chi si limita, di fronte ad esperienze esistenziali, vissute soggettivamente come ostacoli, a giudicarle fallimentari, piuttosto che sospendere il giudizio e disporsi ad apprendere da esse. Chi si fa dominare dal pregiudizio, piuttosto che immergersi nell’esperienza.
Incertezza e sfiducia si coniugano bene poi nel produrre comportamenti di evitamento e rinuncia.
“Di fronte ad un insuccesso o ad una frustrazione la persona Gentian s’identifica con il fallimento”.

Gentian nella relazione terapeuta-paziente

Il terapeuta potrebbe lasciarsi irretire da quello scoraggiamento e sentirsi avvolto da una sensazione d’inutilità delusa.
Così il setting viene minacciato da quella stessa incertezza di cui è vettore il paziente, ma che viene assorbita dal terapeuta. L’uso di Gentian da parte di quest’ultimo consente la protezione del setting e la sua prosecuzione. Il fatto che il terapeuta avverta la necessità dello stesso rimedio del paziente testimonia un’attitudine a riconoscere quel tratto ed insieme a riconoscervisi, svelando quella parte sensibile di sé, direttamente risonante con il paziente che altrimenti potrebbe essere preda di meccanismi di difesa occultanti.
Per via di questi ultimi viceversa, potrebbero costituirsi, nel terapeuta, componenti autosvalutanti (Larch) oppure di impaziente irritazione e intolleranza (Beech) quando, al contrario, sarebbe necessario attenuare l’impazienza (Impatiens) per disporsi ad accogliere un possibile prolungato tempo della trasformazione delle caratteristiche “mentali” di Gentian.

Differenze ed associazioni con gli altri rimedi

Il protrarsi dell’incertezza “situazionale” può slatentizzare o alimentare un’insufficiente fiducia in sé stessi, come quella di Cerato, può convivere con la persistente ed opprimente difficoltà di scelta fra alternative di Scleranthus e/o transitare verso la condizione disperata di Gorse.
Lo stato Gentian scivola facilmente nella sensazione di insufficiente forza, mentale o fisica, di Hornbeam in cui “le occupazioni della vita quotidiana sembrano troppo dure”.
Per quanto riguarda infine la differenza fra l’incertezza di Gentian e quella di Wild Oat, l’ultimo rimedio del gruppo, possiamo dire che la prima è figlia di uno scoraggiamento situazionale, “a posteriori”, mentre la seconda deriva da un’ insoddisfazione vocazionale, “a priori”.
La possibile apatia, inerzia di Gentian, frutto della sua abituale tendenza a scoraggiarsi, potrebbe, nel tempo, tingersi di rassegnazione: sarebbe allora indicata l’associazione con Wild Rose.
Se la condizione Gentian è perdurante, potrà avvalersi dell’associazione con Olive, ove compaia il tratto della grande sofferenza mentale o fisica e del profondo esaurimento che rende questi soggetti “incapaci del minimo sforzo”; se poi si manifesta un viraggio verso una malinconia senza speranza allora sarà indicato il rimedio Mustard.

Uomo ottimista

Armonizzazione dello stato Gentian

Ciò che caratterizza l’armonizzazione di Gentian è il miglioramento della capacità di valutazione degli accadimenti lungo una personale via autorealizzativa.
In tal modo ogni “piccolo ritardo od impedimento” apparirà nella sua reale dimensione. Questa modulazione cognitiva della capacità di giudizio, non può essere separata, nell’azione del rimedio, da un cambiamento emozionale teso ad eliminare il vissuto di fallimento risultato-dipendente ed a trasformarlo in un consapevole appagamento del proprio umano “procedere”. Procedere che può essere anche ritardato ed ostacolato.
Quel facile scoraggiamento, inizialmente automatico modo reattivo di fronte a difficoltà amplificate e poi stato d’animo anticipatorio di dubbio e abbattimento, si apre così all’esperienza, all’immergersi in essa senza pregiudizi.
Ciò consente la consapevolezza che quell’ombra finalmente svelata già contenesse possibilità, mentre una ritrovata fiducia introduce ad un nuovo gusto di vivere: quello del libero, cosciente abbandono al gioco ritmico della vita, fatto di pause, accelerazioni, ostacoli e realizzazioni.

Dott. Michele Iannelli
Medico psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica, omeopata e floriterapeuta.
Membro della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Via Pozzuoli 7  Studio interno B3 - 00182 ROMA (Metro San Giovanni) Telefono 3386151031 - Email: olopsi@libero.it

FLORITERAPIA DI BACH: GENTIAN ultima modifica: 2019-08-06T15:34:15+02:00 da Dott Michele Iannelli
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